Il Bizzarro Blog Di Gianfro (e dei suoi amici di merende)

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martedì 25 dicembre 2018

TOP 5 VIDEOGAMES 2018

Felice Natale a tutti voi, Popolo della Rete. Come stanno procedendo le vacanze? Vi state abbuffando di Pandoro davanti al camino? Non considero nemmeno stiate mangiando Panettone, solo le bestie del Demonio mangiano quell'intruglio di canditi e uva passa. Comunque, non perdiamo ulteriormente tempo con questi convenevoli, e iniziamo subito la Top 5 dei videogiochi che mi hanno accompagnato in questo 2018. Ma come di consuetudine per queste Top, alcune precisazioni:
  • Saranno presenti giochi che ho acquistato e giocato nel 2018, ma non significa che siano necessariamente usciti nel 2018
  • Saranno presenti giochi disponibili su console e piattaforme differenti, non è una classifica su di una console specifica
  • Ovviamente, manco a dirlo, le classifiche e le opinioni espresse sono esclusivamente personali
  • In ultimissima cosa, c'è qualcuno che vorrebbe farvi gli auguri...
Bene, ora che anche loro hanno detto la loro, possiamo iniziare

MENZIONE D'ONORE FINAL FANTASY X|V, 2010-PS4, PC

Fuori classifica perché l'ho iniziato nel 2013, ma comunque meritevole di un encomio speciale (dato che ho finito la prima storia principale proprio qualche settimana fa), Final Fantasy X|V è riuscito in due compiti a dir poco impossibili: il primo, è riuscito a far dimenticare a chiunque il fiasco assurdo della prima versione del gioco. Il secondo, è riuscito a farmi sganciare dei soldi per un abbonamento ad un MMORPG, e io queste tipologie di gioco non le ho mai gradite. Inutile prenderci ulteriormente in giro, Popolo della Rete, il X|V è il miglior Final Fantasy degli ultimi 10 anni, e lo rimarrà ancora per parecchio tempo, dato l'impegno di Square Enix nel creare un mondo immenso e affascinante per tutti gli amanti della serie. Provatelo, non ve ne pentirete. E poi c'è pure una versione gratuita, cosa volete di più?


5 MARVEL SPIDER-MAN, 2018-PS4


Le grandi produzioni, i famigerati Titoli AAA, ultimamente non mi stanno convincendo a pieno, forse a causa della cocente delusione datami da Final Fantasy XV (sfiducia che spero venga completamente dissipata da Kingdom Hearts III... Incrociamo le dita). Tuttavia quando è uscito Spider-Man non sono riuscito a resistere al mio desiderio impellente di svuotare il mio portafogli. Lo sapete Popolo della Rete, amo Spider-Man, è il mio supereroe preferito insieme a Superman, e nonostante le ultime Run (con le dovute eccezioni) mi abbiano divertito ma non galvanizzato, il titolo Insomniac Games ha fatto immediatamente breccia nel mio cuore. È Spider-Man, con qualcosa di nuovo, ma lo spirito c'è tutto, e la storia vuole essere una celebrazione di quello spirito, senza stravolgere nulla ma rinnovando la fiamma. Mentre come gioco in sé, non mi sento di sbilanciarmi più di tanto. Diciamo solo che è un'avventura molto, molto piacevole, ma non è un gioco che farà stracciare le vesti ai giocatori più esigenti. Tuttavia, se siete amanti del tessi ragnatele, dovete prenderlo (tanto ormai lo danno via come il pane, approfittatene)


4 ORI AND THE BLIND FOREST, 2015-X-BOX ONE E PC

È stato amore a prima vista. Una direzione artistica incredibile nasconde al suo interno uno dei Metroidvania più avvincenti e vivi che siano stati prodotti negli ultimi anni. Ori and the Blind Forest è talmente bello da vedersi che ti fa dimenticare la sua difficoltà ai limiti dello snervante, tranne che per un solo punto: il finale. Non so perché, ma la sequenza finale non è minimamente all'altezza dei livelli precedenti, e la Definitive Edition non presenta un ammontare di contenuti assurdo (anzi, presenta un solo livello). C'è da dire che è pur sempre una produzione minore rispetto ad un Titolo AAA, ma come vedremo nel primo posto della classifica, non è una scusante valida. Ori and the Blind Forest resta tuttavia un titolo grandioso, che tutti dovrebbero giocare.


3 APE ESCAPE 3, 2007-PS2

È un terzo posto immeritato, lo so, però al cuor non si comanda. Ape Escape 3 ha un sacco di problemi, primo su tutti un frame rate imbarazzante, e una formula di gioco che alla lunga potrebbe stancare (è un Platform 3D piacevole, ma abbastanza semplice e abbastanza vecchio per gli standard di oggi). Tuttavia è Ape Escape, la celebrazione di una serie intera che mi ha accompagnato per una vita intera, e che scopro e riscopro oggi con molta gioia. E poi, non dimentichiamolo, in questa terza avventura delle scimmie più folli del mondo Videoludico c'è il minigioco di Metal Gear Solid. SOLO APPLAUSI.


2 DOOM, 2016-PC, PS4, X-BOX ONE, SWITCH

Medaglia d'argento per l'FPS che mi ha fatto rinnamorare del genere. Doom fa quello che deve fare (ammazzare Demoni nel modo più brutale possibile con quante più armi possibili) e lo fa dannatamente benissimo. Il livello tecnico è di tutto rispetto, il ritmo è indiavolatissimo, lo spirito dell'originale titolo del 1993 è stato mantenuto intatto, e la Musica è F E N O M E N A L E. Come è fenomenale il fatto che siano riusciti a proporre un gioco pesante come Doom con un miracoloso porting per Switch (io l'ho giocato per PC, dato che adesso ne ho uno che mi permette di poter giocare in maniera ottimale a tutti i giochi presenti su Steam). Diabolicamente appagante.


1 HOLLOW KNIGHT, 2017-PC, PS4, X-BOX ONE, SWITCH


Il mio personalissimo gioco del 2018. Il miglior Metroidvania che sia stato fatto negli ultimi anni a mio modesto parere, intricatissimo, artisticamente spiazzante, difficile, molto difficile, a volte molto frustrante (la Città Bianca, basta questo nome). Un equilibrio perfetto tra forma e contenuto, Hollow Knight è un titolo che chiunque dovrebbe provare. Una perla Indie di inestimabile valore, impreziosita da espansioni da standing ovation che hanno espanso eccezionalmente un titolo già di per sé ricco e vario. Prendete Hollow Knight e amatelo, vi assicuro che non ne rimarrete delusi.


Bene, questa prima Top 5 dei miei Videogiochi del 2018 si è conclusa. Fatemi sapere i vostri titoli dell'anno qui sotto, e consigliatemene altri. Noi ci vediamo ad un prossimo Post, sempre qui, sempre con il vostro Gianfro. CIAOCIAO.






martedì 11 dicembre 2018

RECENSIONE - MEGALO BOX

Guardate bene quest'immagine. Osservatela attentamente in ogni suo singolo dettaglio. Sapete benissimo che questa è un'illustrazione di Megalo Box, l'Anime prodotto da TMS che festeggia i cinquant'anni di Ashita no Joe. E sapete benissimo che questo è il protagonista della serie. Qual è stata la prima cosa che avete notato? Ovviamente l'acconciatura Afro, che lo allontana terribilmente dal Joe Yabuki che conosciamo. E poi, la cosa che risalta ancora di più, oltre a quella chioma incolta, è l'esoscheletro che ha montato sulle spalle, dallo stile squisitamente Cyberpunk, pieno di ruggine, di adesivi, ammaccato come non mai eppure miracolosamente ancora funzionante. Insomma, ad una prima occhiata, questa serie non ha nulla a che vedere con Rocky Joe. Eppure, per quanto l'incipit, l'ambientazione e i personaggi siano stati completamente stravolti, questo è senza ombra di dubbio il più grande omaggio che si potesse fare ad uno degli Spokon più importanti di sempre. Perché affermo tutto ciò, Popolo della Rete? Beh, leggete la recensione e lo scoprirete.
ATTENZIONE, LA RECENSIONE CONTIENE SPOILER




Una strada a senso unico. Una vita a senso unico. Un talento unico, costretto a cadere al tappeto per voleri ben più forti di un cane randagio, incattivito ancora di più da questa sconfitta continua, nella vana speranza che un giorno la sorte possa bussare anche alla sua porta. Con la morte come unica compagnia (non gradita, ma presente in tutto lo svolgersi della serie) le vicende del protagonista senza nome, comunemente e dispreggiativamente conosciuto come Junk Dog, giungono, sempre più velocemente e inesorabilmente verso un precipizio dal quale lui stesso non vuole tornare, lui, combattente clandestino dei bassifondi di una imprecisata città, ammaestrato per un'esistenza intera ad essere sconfitto, lui che più di tutti avrebbe da dire qualcosa riguardo la Box. Anzi, la Megalo Box.

La nobile arte del pugilato negli anni di questa dimensione narrativa si è evoluta in maniera esponenziale, divenendo il porto dove le tecnologie più avanzate incontrano la potenza di questa disciplina sportiva, creando una miscela perfetta, oltre ad un intrattenimento che esalta tutti i cittadini, dalla metropoli fino alla periferia, dove uomini senza licenza e ID si sbranano a vicenda per un tozzo di pane, o più semplicemente per arrivare alla prossima giornata. A detenere il monopolio totale su questo sport è la compagnia Shirato, una multinazionale che vede nella Megalo Box il futuro dell'intera umanità, che con orgoglio, e con non poca arroganza, sostiene di sapere chiaramente cosa sia la Megalo Box; queste affermazioni non possono che scontrarsi aspramente con Junk Dog, che con altrettanta arroganza si pone a muso duro contro i loro concetti.


In opposizione a lui, il difensore di tali concetti, divenuto egli stesso il simbolo della Shirato e della Megalo Box, l'apice della perfezione tecnologica e sportiva, l'unico pugile in grado di utilizzare la tecnologia dei Gear integrali, un altro cane ammaestrato con cura e precisione, Yuri, il campione numero 1 della Lega di Megalo Box. Ovviamente, nonostante il talento del protagonista, lo scontro che si crea tra i due è tremendamente impari, e il lupo bianco sconfigge con facilità il cane randagio, per poi sfidarlo a raggiungerlo a Megalonia, l'evento mondiale che consacrerà non solo Yuri e la compagnia di cui è simbolo e difensore, ma anche la "loro" idea di pugilato. Una sfida impossibile per Junk Dog, che tuttavia lo esalta come mai gli è successo in vita sua.


L'incipit della serie è questo, una scalinata disperata di un pugile senza nome, accompagnato da un allenatore caduto in disgrazia e oberato di debiti (Gensaku Nanbu), costretti a combattere per raggiungere Megalonia da una Mafia che vuole le loro teste, e che porterà i due a dare il massimo per aver salva la vita, e per ottenere la rivalsa tanto agognata arrivando fino alla vetta. Ed è proprio qui che lo spirito di Joe Yabuki attraversa le epoche per reincarnarsi in Junk Dog (che ad un certo punto prenderà proprio il suo nome, divenendo più semplicemente "Joe") continuando ad alimentare quella fiamma attraverso duri allenamenti e combattimenti al cardiopalma, dove la morte torna più presente che mai sulle spalle del protagonista. È un cammino dell'eroe molto semplice quello descritto in Megalo Box, e tuttavia non per questo meno affascinante e originale, in quanto questo nuovo Joe, pur possedendo la stessa forza fisica e di volontà del precedente, ha un approccio alla vita molto, molto differente, più vicino a quello di un vero cane randagio che a quello di un pugile in cerca di rivalsa, che si traduce in un approccio al pugilato molto più selvaggio e aggressivo, che  lo porta a gravi infortuni e a rischiare più di una volta la sua vita.

Trovata pubblicitaria molto spregiudicata prima, e simbolo di rivoluzione e di ribellione poi, è la decisione del Team Nowhere di far combattere Joe senza Gear, incrociando i suoi pugni con atleti teoricamente più forti di lui. Da qui nasce il mito di "Gearless" Joe, il pugile che incarna nella sua persona la contrapposizione perfetta a Yuri. Un pugile che vive in simbiosi con il suo Gear, e un altro che lo abbandona per dare ancora più forza e convinzione ai suoi pugni, che inutile dirlo, lo portano in cima alla vetta di Megalonia, passando per incontri truccati, minacce, e mutilazioni necessarie per permettere a questo cane randagio di farcela.

Semplicemente esaltante nella narrazione, Megalo Box viene accompagnato da una produzione TMS semplicemente perfetta, con animazioni che trasmettono perfettamente l'energia dei colpi e la carica di ogni incontro, accompagnati da musiche incalzanti e semplicemente perfette per l'occasione. un Masterpiece che impreziosisce ancora di più questa serie, che in molti frame cita e omaggia l'opera originale e la consacra, con un tratto che ricalca, in chiave moderna, il tratto sporco e carico di Tetsuya Chiba, traducendosi in uno stile unico e affascinante. 

Come unico è lo sviluppo di trama e personaggi, che nell'avvicendarsi di incontri e allenamenti, hanno modo di scontrarsi, comprendersi, perdonarsi per errori passati e redimersi, per poi tornare sul ring più carichi di prima. Tuttavia, se c'è una cosa in cui Megalo Box differisce dall'opera di Asaki Takamori, quella è il finale. devo dirvi la verità, Popolo della Rete: ad una prima visione il finale mi ha lasciato parecchio interdetto, pensando erroneamente che tradisse completamente lo spirito originale di Ashita no Joe. Vedere per tantissimi episodi (e anche nei titoli di suddetti episodi) riferimenti continui alla morte avevano alimentato aspettative errate, in quanto stupidamente non mi ero mai reso conto che Gearless Joe non stesse andando incontro alla sua dipartita, bensì stava cercando in tutti i modi di sfuggirle. E soprattutto, non avevo ancora capito che sì, lo spirito di Joe Yabuki risiede in Junk Dog, ma lui e il protagonista originario sono due persone completamente diverse l'una dall'altra, e questa serie doveva consacrare lo spirito di Joe, non sacrificarlo di nuovo. Ecco perché Joe non muore, non vuole morire, non deve morire, perché, molto semplicemente, Gearless Joe ha il compito di trasmettere alle future generazioni quello spirito.



E voi? Cosa ne pensate di Megalo Box? Vi è piaciuto, lo avete odiato? Ditemi come al solito la vostra qui sotto. Noi ci vediamo come al solito qui con il prossimo post, Popolo della Rete. Ciaociao.











lunedì 30 luglio 2018

RECENSIONE - DEVILMAN CRYBABY

Mi rendo conto di ritrovarmi fuori tempo massimo per parlare di una serie uscita ormai ad inizio anno, Popolo della Rete, tuttavia mi sono sentito in dovere, in onore ai cinquant'anni di carriera di uno dei più grandi maestri del Manga (nonché uno dei miei autori preferiti in assoluto), di lasciare quello che è un pensiero critico riguardo questo prodotto animato, questo Devilman Crybaby che fin dall'annuncio ha galvanizzato i fan di tutto il mondo.
Le premesse sono sempre quelle, le conoscete tutti, tuttavia più di quanto fatto in precedenza ci tengo a sottolineare come le parole qui sotto sono state frutto di una visione di molti elementi presenti nell'Anime, che però non verranno presi in considerazione nella loro totalità (è pur sempre un pensiero critico, e non un'analisi completa frame per frame), e che soprattutto, mi sembra ovvio, sono squisitamente personali (prima o poi affronterò il problema della morte della recensione, lo giuro).Ci tengo a dire che la recensione avrà al suo interno contenuti non adatti ai minori e ingenti quantità di Spoiler, siete stati avvertiti. Detto questo, possiamo iniziare. Buona lettura.


È cosa risaputa storicamente che i Manga prodotti da Go Nagai, nella maggior parte dei casi, erano per lo più soggetti da presentare alla Toei per la produzione di una o più serie animate incentrate su quei determinati personaggi: era stato così per Grendizer, Jeeg Robot e tante altre opere del maestro. Tuttavia, ci sono stati sparuti casi in cui il prodotto cartaceo acquisisse una personalità ben distinta e più corposa di contenuti, tanto da risultare indipendente e parallelo dal prodotto animato, ed è proprio il caso che interessa Devilman, che presenta una caratura ben differente dal personaggio super-eroistico e Americanizzato dell'Anime. Frutto della frustrazione dell'autore nei confronti dei suoi detrattori,  scandalizzati da quel La scuola senza pudore che aprì la liberalizzazione sessuale in terra Nipponica, Nagai recupera il concept di un suo precedente Shonen, Mao Dante, ampliandolo e contestualizzandolo in un Giappone fatto di perversioni, pregiudizio e xenofobia, mascherato però bellamente con orpelli e paesaggi da cartolina, senza dimenticare un contorno squisitamente Horror, con sbudellamenti, morte e violenze di ogni tipo. Una miscela esplosiva questa che porta ad un fragoroso successo, non solo di critica, ma anche di pubblico, conducendo il Manga nell'Olimpo della Letteratura Pop di tutto il mondo, ed emancipandolo completamente da quella versione animata così edulcorata e vivace.

Tuttavia una cosa che gli Studios negli anni hanno sempre mancato, portando al fallimento di alcuni progetti, è che non si è mai riusciti ad imprimere lo spirito del Devilman Manga in animazione: perfino la mai conclusa serie OAV, per quanto fedelissima all'opera cartacea (che da qui in poi chiamerò DMM) falliva nell'avere una sua personalità, per non parlare poi del discutibile Amon-The Apocalypse of Devilman, tanto bello graficamente quanto inutile, vuoto e pacchiano narrativamente. 
Amon-The Apocalypse of Devilam e Devilman OAV, due prodotti che sono
più delle mere aggiunte per i fan che opere fatte e finite apprezzabili da tutti

Come si pone allora, dopo queste premesse, l'Anime di Masaaki Yuasa (regista dietro a The Tatami Galaxy e Ping Pong -The Animation-) prodotto e distribuito da Netflix? Come una perfetta ed impeccabile Variazione sul Tema: è Devilman, anzi, è ESATTAMENTE Devilman, con tutti i concetti e momenti storici del Manga, in molti casi migliorati ed impreziositi durante la loro riproposizione. Ma è anche qualcosa di completamente nuovo, che differisce sotto molti aspetti (piccoli o grandi che siano, non fa importanza) da DMM, e lo emancipa da qualsiasi paragone e giudizio fine a sé stesso di Aficionados che si indignano sul fatto che Akira non sia orfano. Non è certo per queste amenità che Devilman viene amato ancora oggi. Questo perché Nagai con DMM aveva beccato non solo le tematiche, ma anche i tempi giusti (nell'Opera originale si percepisce perfettamente la paura ancora viva e palpabile di un Olocausto Nucleare attuato da Stati Uniti e URSS durante la Guerra Fredda), e Crybaby, proprio come allora, centra il bersaglio toccando quelli che sono i temi caldi del momento, e che alla fine non sono mai cambiati più di tanto negli anni: Conflitto, Xenofobia, Odio, Paura e Sesso. Tanto Sesso

L'ultima tematica presentata poc'anzi nell'anime di Yuasa viene esasperata e portata ad un eccesso che nemmeno Nagai aveva ritenuto immaginabile in DMM: in un'epoca come quella di Internet, dove la Pornografia è ormai alla portata di un click (portando conseguentemente ad una svilente inutilità del piacere, non più come esperienza sensoriale ma come sfogo fine a se stesso) e dove la perversione più deviata può trovare il proprio soddisfacimento tramite il Dark Web, il regista bombarda continuamente gli occhi dello spettatore di scene a sfondo sessuale, fino a sfociare poi in una Grottesca e deviata mutazione (Demoniaca in questo caso) di tali riferimenti. Perché per quanto possa essere distorto, manipolato, demonizzato e raccapricciante, il pensiero al sesso in quanto tale è presente in tutti noi, in quanto facente parte della sfera Animale della mente umana. E tutto questo sesso assume una dimensione ancora più disturbante grazie all'atmosfera acida dell'Anime, fatta di Neon e colorazioni psichedeliche e da quantitativi ingenti di droghe e allucinogeni.

Omosessualità, Prostituzione, Sadismo e Sesso orale vengono presentate
senza censure di sorta, e bombardate nelle menti degli spettatori con luci a Neon
ed LSD...

... Per essere successivamente distorte dall'avvento del Diabolico e Grottesco
affresco che Yuasa, come Nagai ai tempi, dipinge nel tentativo di descrivere
 il livello più basso dell'essere umano
E se la tematica cara all'autore originale assume questi connotati che ne ravvivano la fiamma, il resto non è certamente da meno: tutto in Crybaby concorre ad accrescere la disperazione e l'odio che Akira comincia a provare nei confronti prima dei Demoni, poi degli Uomini, e infine nei confronti di Satana stesso. Abbiamo finalmente modo di poter assaporare lo scontro tra il protagonista e Xenon, comandante delle forze Demoniache, che in questa nuova versione cova un sincero risentimento gerarchico nei confronti di Satana, e la battaglia finale assume delle connotazioni epiche che Nagai aveva volontariamente omesso, per lasciare invece spazio alla deflagrazione più totale. Ma questo come detto in precedenza è qualcosa che riguarda DMM, e Crybaby, per quanto consacri l'Opera originale, decide di intraprendere un percorso differente, fatto non di nuove tematiche (che ripetiamo sono le stesse del Manga), ma di nuovi contesti che per ovvie ragioni erano preclusi negli anni '70 (uno su tutti i Social Network, lama a doppio taglio di questo nuovo paradigma sociale in cui viviamo, capaci di convogliare enormi masse di odio e contemporaneamente di amore da ogni angolo del pianeta). 

Il contributo dato poi dal comparto Artistico lascia senza fiato: la produzione a cura di Science SARU è semplicemente perfetta. Ogni frame è un'opera d'arte che può essere tranquillamente estrapolato e affisso in cornice, (basti osservare le immagini presenti in questa recensione per capirlo) dove colori carichi e saturi delle scene "Demoniache" si alternano alla piattezza e alla monotonia della vita di tutti i giorni, in cui gli ambienti asettici di un nido familiare o i sobborghi di una periferia Tokyense fanno da scenario per i drammi di Akira, sovrastati da grattacieli immensi dai quali, in solitarietà ascetica, Ryo tende i fili delle sue macchinazioni. L'uso di questa dicotomia tanto netta avvicina l'Opera ad atmosfere Burtoniane (con le dovute differenze, in quanto Burton descrive nei suoi film il mondo Creepy come positivo, imprevedibile e colorato, mentre quello umano come monotono, impolverato e negativo) e Refniane, con il paragone quasi obbligatorio  con il debilitante The Neon Demon. Il tutto accompagnato da musiche Techno martellanti e penetranti assolutamente fantastiche (il remix di Devilman no Uta sopra a tutto e tutti, ovviamente).



Ma oltre tutto questo c'è qualcosa, raccontato molto sottovoce e quasi impercepibilmente, che aleggia in questo Anime, qualcosa di completamente nuovo e presente nel titolo stesso di questa nuova visione dell'Uomo Diavolo: il bambino che piange. L'inadeguatezza di un essere portato in una società che non gli appartiene e che, per quanto possa sforzarsi, non sarà mai sua. Un bambino che soffre in quanto incapace di amare, lui che, portatore della luce e prediletto da Dio, ha mosso guerra nei confronti del suo stesso padre. Un bambino isolato da tutto e da tutti, e incapace di trovare qualcuno che senta il suo pianto e li porga la mano. Fino a quando non giunge qualcuno, puro di cuore, che lo sente, lo percepisce, prova empatia e piange a sua stessa volta, perché non può farne a meno, perché è la sua natura. Il bambino allora smette di straziarsi, e nella sua concezione completamente deviata, decide di amare l'unico essere che abbia percepito la sua disperazione. Senza però capire che sarà lui stesso a portare alla morte quel ragazzo che tanto ha amato, per poi ricominciare il pianto, un'ultima volta, prima della fine. Semplicemente, un capolavoro.


Bene Popolo della Rete, la recensione finisce qui, spero che il mio pensiero sia arrivato a tutti voi, in quanto tenevo particolarmente a questa disanima su questa serie animata. Ci sarebbe tanto, tanto altro da dire riguardo Crybaby, ma verrebbe un post lunghissimo che non mi sento di affrontare. Io vi ringrazio ancora per avermi seguito in questo ex-cursus, vi invito a lasciare qui sotto il vostro pensiero riguardo questo capolavoro, e ne approfitto per ringraziare il sempre-verde Cavernadiplatone, Sommobuta e tutti coloro che ispirano da sempre questo mio percorso critico all'interno della cultura Pop che tanto amiamo. Ci rivediamo ad un prossimo post, CIAOCIAO, e ricordatevi che quando il Diavolo vi accarezza vuole la vostra anima.







giovedì 31 maggio 2018

6th ANNIVERSARY PROJECT - TRE PERSONAGGI IN CERCA DI UN ROBOT -NEON GENESIS EVANGELION-

La scrittura dell'articolo su Neon Genesis Evangelion è stata una delle esperienze più esaltanti che ho avuto qui sul Blog, Popolo della Rete, vuoi per l'ottimo riscontro, o più semplicemente per l'argomento che non tutti hanno mai analizzato nel profondo (lo potete trovare QUI). E sul capolavoro Gainax sono state stese pagine e pagine, scritte sia dal pubblico che dalla critica, che hanno elevato uno delle opere più iconoclaste di sempre in una dimensione di sacralità raggiunta da pochi altri prodotti (Akira e Ghost in The Shell sono altri esempi nel panorama Nipponico), vuoi per la qualità della storia, dei dialoghi e degli intrecci tra i personaggi, o della produzione generale. Ma cosa rende Evangelion tale? Gli scontri con gli Angeli? No, non direi. Gli Eva stessi, questi mostri di carne e metallo tanto affascinanti quanto terrificanti? No, nemmeno questo. Evangelion è tale per un piccolissimo dettaglio: è svilente. Ma arriviamoci per gradi a questa affermazione.



Se c'è una cosa certa in Evangelion è che la componente Robotica, per quanto ben sviluppata e importante sotto certi spunti di sviluppo, può essere tranquillamente considerata accessoria ai fini dello scopo che Hideaki Anno si era posto durante la creazione di suddetto Anime, ovvero una continua, forsennata ricerca di una qualsiasi forma di felicità, che in quel periodo era completamente assente nella vita dell'autore: ecco come nasce il primo personaggio, l'alter ego di Anno nell'Anime, Shinji Hikari.


Protagonista sfaccettato e incomprensibile Shinji, in perfetto equilibrio tra la frustrazione e l'inettitudine, incapace di scegliere e nonostante tutto mosso da emozioni altrettanto sfaccettate all'interno della storia, della sua storia, un'esistenza intera portata avanti per uno scopo tanto buono nelle premesse quanto terribile nel suo sviluppo: essere felice. in fondo Shinji non vuole che questo, la felicità nella vita di tutti i giorni. Un atteggiamento nobile, certo, ma si è detto che i suoi sviluppi saranno terribili; in un primo momento, questo eroe alquanto anomalo tenta di raggiungere questa sua dimensione di benessere nel peggiore dei modi, ovvero cercando approvazione da un padre che lo ha sempre ignorato, salvo poi rifugiarsi nello staff della Nerve, in Misato sopra a tutti, attraverso l'Evangelion stesso. Ma, fallito completamente quest'ulteriore approccio, erroneamente tenta di trovare la felicità in un qualcosa di vicino ad un sentimento di amore, anche qui in perenne bilico tra due poli uno diametralmente opposto all'altro: Rei Ayanami e Asuka Soryu Langley.




le due figure femminili prese in considerazione sono due modi diversi l'uno dall'altro di interpretare un unico modello, quello materno; Shinji crede infatti che trovando l'amore in Rei o in Asuka potrà ritrovare la madre perduta, cosa comprensibile in un soggetto affetto da un deviato Complesso Edipico, ma completamente distruttivo per una qualsiasi crescita psicologica. Ma nessuna delle due è capace di riempire il vuoto del Third Children: 
Asuka presenta un carattere chiassoso e sconvolgente, ma allo stesso tempo possiede le stesse psicosi di Shinji, una su tutte la morbosa ricerca di approvazione nelle sue azioni. E quindi, essendo identica al protagonista, è incapace di mantenere un ponte di collegamento stabile dal quale possa scorrere comprensione ed intesa sentimentale, lasciando spazio al disprezzo, all'incomprensione e alla solitudine. Una solitudine ed un'incomunicabilità che li accompagnerà fino alla fine del loro percorso.

Rei invece è in tutto e per tutto il contenitore per eccellenza, uno spazio vuoto (modellato ad immagine e somiglianza della madre di Shinji) da riempire con una volontà, che però non è quella di Shinji, bensì quella di suo padre Gendo, accecato dal desiderio di ritrovare la sua amata perduta nei meandri dell'Evangelion 01. E tuttavia capace, all'apice degli eventi che porteranno a compimento il Progetto per il Perfezionamento dell'Uomo, di far scaturire in sé qualcosa che una marionetta non dovrebbe possedere, ovvero il Libero Arbitrio. Tuttavia è un processo che non si può minimamente conciliare con l'animo tormentato di Shinji, che rimane, per tutto lo svolgersi della storia, un inetto, vero motore immobile di tutta questa vicenda. Laddove Rei segue un processo evolutivo di maturità, Shinji segue il percorso inverso, regredendo ad una psiche infantile, e quindi incapace di stare al fianco della First Children.



È stato detto più e più volte come Shinji sia un personaggio in cerca di una dimensione per la quale non vuole però muovere un solo passo, pretende la felicità, ma non vuole farsi del male e ferirsi per ottenerla. Va da sé che appena il talento insito nella sua persona comincia a ridimensionarsi alla media lui blocca tutto, attendendo qualcuno che svolga il compito a sua volta (palese il dualismo tra la sua predisposizione a pilotare l'Eva e quella per il Violoncello, nessuna delle due coltivate fino a farle splendere): è il caso di Misato, di Kaworu poi, di Asuka, in quel famigerato e disperatissimo dialogo presente nel The End of Evangelion, di Rei, e infine di sua madre. Tutte persone che in un modo o nell'altro non hanno permesso a Shinji di poter evolvere ad essere dotato di Libero Arbitrio, e che sviluppa un'indesiderata dimensione senza possedere una qualsivoglia volontà d'essere. in una frase, Evoluto senza Volerlo. Un Oltre-Uomo che non ha la benché minima voglia di esserlo.




Ma arrivato al capolinea, Shinji si ritrova finalmente in uno spazio fino a quel momento interdetto alla sua parte inconscia: ha la possibilità di scegliere. Questo bivio dalle strade infinite porta il Third Children a scandagliare ogni possibile variabile che porterebbe una sua possibile scelta, e ritrova dimensioni dove gli attori sono sempre gli stessi, ma il ruolo cambia (Misato è la sua insegnante, Asuka è l'amica d'infanzia che prova segretamente dei sentimenti per lui, Rei è la nuova arrivata con la quale instaura un insolito imprinting, i suoi genitori sono presenti e lo amano) ed ecco come alla fine si ritrova a pensare, per un solo istante, che anche senza l'Evangelion potrebbe condurre un'esistenza serena. Ma questa scelta è troppo comoda, una vittoria di Pirro, e quest'opzione viene demolita completamente da Asuka (nel famoso dialogo/monologo del The End), che rinfaccia a Shinji il fatto che rimarrà, in ogni possibile opzione, uno stupido. Ancora una volta i due continuano a non comprendersi e a distruggersi, perché in fondo sanno che è l'unico modo che hanno per avere una sottospecie di dialogo. 




Ed è qui che risiede la risposta in tutto questo ex-cursus, Shinji comprende che non sarà felice, fino a quando sceglierà di essere il pilota dell'Evangelion, e tuttavia sa anche che qualunque possibilità sceglierà, dovrà escludere a priori una qualsivoglia realtà in cui non sia presente l'Evangelion stesso. Ecco dove palesa, infine, la natura svilente dell'Opera. 
Pensateci bene: il finale dell'Anime si chiudeva con Shinji che arrivava ad una risposta, "Posso essere felice anche senza l'Evangelion", risposta che viene completamente demolita da Asuka nel The End, che da il via alla ricerca, da parte di Shinji, di una realtà dove possa essere sia il Third Children che una persona soddisfatta di se stesso, creando la dimensione del Rebuild, che tuttavia collassa non appena travalica quello che è il suo personaggio (Shinji nel 2.0 esercita una forza di volontà che non ha mai posseduto, cosa che lo rende, in definitiva, un personaggio completamente nuovo), e si ritrova, per l'ennesima volta, in balìa degli eventi senza poter compiere alcuna scelta (viene fatto prigioniero dai suoi ex-alleati, viene costretto per l'ennesima volta a pilotare un Evangelion da suo padre, assiste inerme alla morte di Kaworu), tornando a conti fatti alla situazione iniziale di inetto. Un circolo che non avrà fine, fino a quando non uscirà il tanto agognato quarto capitolo del Rebuild.




E questo, era il mio personalissimo pensiero riguardo al triangolo Shinji-Asuka-Rei di Neon Genesis Evangelion, che rispecchia anche il titolo di suddetto ex-cursus, tre personaggi interpretati da tre attori che non possono fare a meno dei loro Robot per poter vivere. Ringrazio Dummy System, uno dei Blog più interessanti che abbia letto riguardo l'argomento, il sempre-verde Cavernadiplatone, che mi ha ispirato dopo una ri-visione del suo video su Evangelion, i Talkin' Heads e Diego Armando Maradona. Fatemi sapere cosa ne pensate voi di questo capolavoro della Gainax lasciando un commento qua sotto, noi ci rivediamo ad un prossimo post. CIAOCIAO.

giovedì 24 maggio 2018

TOP 10 BEST JRPG -LA FINALE-

Siamo giunti al gran finale, Popolo della Rete, oggi andremo a vedere dove si sono andati a piazzare gli otto JRPG classificatisi alle prime posizioni delle precedenti Top (le classifiche precedenti le trovate QUI QUI e QUI), che verranno spalmate in dieci posizioni insieme ad altri due titoli che non appartengono a nessuna serie o franchise. Quindi, detto questo, partiamo snocciolando, per l'ultima volta, le solite premesse del Menga™:

I giochi presentati ricoprono i primi posti, ma qui verranno rianalizzati tutti insieme seguendo un ordine che tenga conto dei pregi e dei difetti che ognuno di loro possiede. Va da se quindi che i posti, pur avendo titoli che eccellono all'interno della loro serie di appartenenza, possano slittare verso posizioni più basse.

Ovviamente la classifica prenderà in esame titoli che ho giocato, se conoscete altri JRPG migliori di questi consigliateli pure, senza però stare a criticare, perché, come da tradizione su questo Blog...

... Le opinioni espresse sono esclusivamente PERSONALI.

Ora, dette per l'ennesima volta le premesse, iniziamo.


MENZIONE D'ONORE-PERSONA 3 FES

È un piccolo strappo alla regola che dovevo fare purtroppo, in quanto Persona 3 FES sarebbe stato presente tranquillamente in classifica se i capitoli della serie Atlus non fossero stati così pochi: continuo a dirvi a gran voce che il terzo capitolo di questa serie è un gioco a dir poco incredibile, che tuttavia sente il peso degli anni per via di un comparto tecnico ormai datato. Ma soprassedendo a questi problemi, si può godere di un'esperienza unica, fidatevi.


10-KINGDOM HEARTS CHAIN OF MEMORIES

Per quanto Chain of Memories sia un titolo pregevole e meritevole di essere giocato ancora oggi, per le meccaniche di Gameplay e per la Trama, sotto il mero punto di vista tecnico non riesce a tenere il passo con tutti gli altri titoli in classifica, dato che questo è l'unico gioco per Gamboy Advance presente in questa Top 10. Per quanto riguarda la sua controparte su PS2, il discorso si ribalta completamente, tuttavia rimane presente una forte sensazione di prodotto derivativo, pur essendo, di fatto, un gioco di pregevole fattura.


9-BLOODBORNE

Devo dirvi una cosa che probabilmente farà triggerare più di una persona: io i Souls-Like non li amo particolarmente. Soprattutto la serie Dark Souls, dato che, e questa è una cosa che in pochi sanno, odio l'ambientazione da Fantasy Medievale (fermo restando che alcune delle mie opere preferite, tipo Berserk, è proprio un Fantasy Medievale). Ma il discorso cambia con Bloodborne. Se c'è stata una cosa che mi ha colpito fin da subito di questo nuovo gioco From Software è stata proprio l'ambientazione, squisitamente votata allo Steampunk, all'epoca Vittoriana di fine '800, alle chiare e innumerevoli citazioni alla letteratura di H.P. Lovecraft, il tutto coadiuvato da un sistema di combattimento molto più frenetico e molto più vicino alle mie corde. Tuttavia, rimane pur sempre un Souls-Like, e il tipo di narrazione nascosta e il comparto tecnico che rasenta il vergognoso non gli permettono di raggiungere posizioni più elevate della classifica. Tutti gli altri fattori invece mi portano a consigliarlo a tutti i possessori di PS4.


8-PERSONA 4

Si potrebbe fare lo stesso discorso fatto per Perona 3 FES. Persona 4, per quanto rimane un titolo anche qui incredibile, presente un comparto tecnico che non rende minimamente giustizia al comparto artistico, da sempre una delle punte di diamante di questa serie Atlus. Un verso peccato, perché a ricchezza di meccaniche e di "cose da fare" questo gioco non è secondo a nessuno.


7-ODIN SPHERE

Alzi la mano chi di voi abbia anche solo sentito parlare di Odin Sphere. Nessuno? Non avevo dubbi al riguardo: questo è stato uno degli ultimi gioiellini che l'era PS2 ci ha regalato, un JRPG di una bellezza artistica spaventosa, sembra quasi di giocare all'interno di un dipinto. Ma oltre a questo, odin Sphere è un gioco tosto, molto tosto. fidatevi se vi dico che più di una volta avrete voglia di prendere baracca e burattini e lanciare il tutto da un burrone, perché questo titolo mescola perfettamente Platform 2D, Hack 'n Slash, Strategia e Farming in un'unica formula (potrà spaesarvi parecchio questa descrizione, ma fidatevi che è più facile a farsi che a dirsi), il tutto con una realizzazione tecnica da fuori classe che ancora oggi tiene testa a tanti titoli ben più blasonati. Una perla passata inosservata da molti, che oggi rivive grazie ad una meravigliosa remaster che ripulisce tutti i piccoli difetti dati dall'Hardware originario. C'è solo un problema che rovina tutta la formula: IL DANNATISSIMO BACK-TRACKING. 


6-KINGDOM HEARTS BIRTH BY SLEEP

Birth by Sleep rimane un grande titolo, il migliore insieme a Kingdom Hearts II all'interno della saga, tuttavia, è stato un titolo che si è fatto aspettare troppo per la sua uscita, molte delle meccaniche presenti in quella famigerata Boss Fight in Kingdom Hearts II Final Mix sono state ridimensionate (le trasformazioni del Keyblade sopra a tutte), la mancanza di un mondo mai inserito (Il Libro della Giungla, che era stato praticamente ultimato) e la Trama, che da qui in poi si incasinerà completamente, lo rendono un gioco complementare a tutta la serie, e questo, obiettivamente e monetariamente parlando, è un problema. Resta comunque un gioco grandioso, che ogni fan di Kingdom Hearts dovrebbe giocare.


5-FINAL FANTASY TYPE-0

Posizione a metà classifica per Final Fantasy Type-0, JRPG che riprende il concetto dietro alla serie Persona (una netta distinzione tra simulatore di vita scolastica e Gioco di Ruolo) ma la inserisce in un contesto molto più violento e molto lontano dalla serie Atlus. Type-0 è un gran titolo, con un Gameplay solidissimo che ti spinge ad utilizzare i quattordici protagonisti fino a portarli ai massimi livelli. Però, ed è un grande PERÒ, questo gioco soffre molto il fatto di essere stato concepito come un titolo per Smartphone, e se la versione PSP è ancora accettabile, diventa parecchio grave nella sua versione Remaster. Sperando che Type-Next possa elevare questa nuova serie di Final Fantasy, Type-0 rimane uno dei migliori giochi per PSP, e un discreto JRPG per la Current Gen.


4-A REAL REBORN -FINAL FANTASY X|V-

La faccio davvero breve su questo gioco: se non fosse un MMO sarebbe o al primo o al secondo posto, perché A Realm Reborn è un miracolo insperato per lo sfortunatissimo quattordicesimo capitolo di Final Fantasy, ed è un gioco immenso, che continua ad ampiarsi man mano che il tempo passa, grazie ad espansioni e contenuti End Game eccellenti, davvero. Quindi, se siete ricchi e non dei poveracci come me, vi invito a scoprirlo questo JRPG incredibile.


3-PERSONA 5

E la medaglia di bronzo va a Persona 5, un gioco sì incredibile, ma sofferente di alcune piccole sbavature date da scelte di Gameplay arbitrarie, che però non inficiano più di molto nella resa complessiva del gioco, che è, e rimane, una delle esclusive Playstation più meritevoli degli ultimi anni, un Istant Classic che dovrebbe essere presente nella collezione di tutti gli amanti del genere. Stupendo.


2-FINAL FANTASY XII

Una scelta sofferta quella della seconda posizione, ma necessaria Popolo della Rete. Final Fantasy XII rimane uno di quei giochi che porterò sempre nel cuore, per quanto è mastodontico e bellissimo: l'ultimo capolavoro di Square Enix per la PS2 rimane imbattuto ancora oggi per qualità generale di Storia, caratterizzazione dei personaggi e Gameplay. Difetti veri e propri che vadano ad intaccare l'esperienza non ce ne sono, sono perlopiù sbavature che con la Remastered hanno aggiustato alla grande, tuttavia, il gioco in prima posizione continua ad essere il mio preferito in assoluto. Sapete già di chi sto parlando no?


1-KINGDOM HEARTS II

Ovviamente di Kingdom Hearts II, Popolo della Rete, a testimonianza del fatto che sì, avrà i difetti che ha, ma il valore affettivo che ho per questo capitolo mette in ultimissimo piano quelli che possono essere, anche qui, delle piccolissime sbavature che non intaccano minimamente l'esperienza a dir poco magica di questo gioco. Ho scritto una miriade di parole per questo gioco, quindi non ammorberò ulteriormente questo post con elogi e fanboysmi vari, dico solo che ad oggi, Kingdom Hearts II detiene il primo posto della mia personalissima Top 10 dei migliori JRPG che io abbia mai giocato.


E voi? Quali sono i vostri giochi di ruolo preferiti? fatemelo sapere nei commenti e consigliate pure, sarò ben felice di recuperarli e giocarli. Spero che questa settimana dedicata al JRPG sia stata di vostro gradimento, e ci rivediamo al prossimo post. CIAOCIAO.











mercoledì 23 maggio 2018

TOP 10 BEST JRPG -PERSONA-

Ed eccoci qua alla terza ed ultima parte di queste eliminatorie di quelli che sono per me i migliori JRPG in assoluto, con la Top Chart della serie PERSONA.
Ora, Popolo della Rete, devo confessarvi una cosa, e fare ammenda di un peccato gravissimo: Persona è una serie che ho approcciato molto tardi, e di questo me ne pento amaramente, dato che ho perso durante l'adolescenza alcuni dei JRPG più belli usciti su PS2, e che ho dovuto recuperare sganciando fior fior di dindini [andate a vedere quanto costa la versione PAL di Persona 3 FES e capirete (e ora che ci penso, si potrebbe fare un episodio di (s)Parliamone proprio su Persona)], ma non stiamo qui a parlare di come amministro (disastrosamente) le mie finanze, siamo qui per fare classifiche, e allora faCCiamole 'ste classifiche, forza.

Cosa? Devo dirlo di nuovo? Ma che per davvero? Ma non hanno ancora imparato? Vabbè, lanciamo le solite premesse del Menga™:

in questa classifica verranno presi in esame i capitoli principali, quindi niente Spin-Off danzerini e stronzate di questo genere, qui si trattano solo i Persona originali BIAAAAATCH.

Non ci saranno nemmeno Persona Q, Persona 4 Arena e Persona 4 Ultimax Arena, dato che il primo non l'ho giocato, e gli altri due, per quanto li abbia amati, sono sostanzialmente Picchiaduro. E questa è una classifica di JRPG, mi spiace, ma ci vediamo al prossimo giro.

In ultimo, non sarà presente purtroppo Persona 2 Eternal Punishment, dato che non sono riuscito, per il momento, a recuperarlo in formato fisico.

In ultimissimo, per una questione prettamente numerica (la serie Persona conta sei capitoli principali, e io ne ho giocati 5, quindi...), i titoli che andranno ad occupare la prima e la seconda posizione andranno nella Top 10 finale, gli altri resteranno fuori.

in Superultimissimo, la classifica seguirà criteri squisitamente PERSONALI, quindi se non ci sarà il vostro capitolo preferito, ehm, non mi viene in mente il termine giusto, come si può dire?



Ecco, esattamente. Concluso il momento delle premesse, iniziamo.


5-SHIN MEGAMI TENSEI-PERSONA

È un quinto posto simbolico quello dato al primo Persona, in quanto, ad oggi, è il titolo che più di tutti sente il peso degli anni addosso: per quanto le fasi di combattimento si attestano nella media dei titoli Nipponici, alcune meccaniche (l'esplorazione dei dungeon sopra a tutte) risultano alquanto vetuste, mentre le meccaniche di negoziazione, che nel '90 potevano essere degli esperimenti interessanti, risultano adesso acerbe e approssimative. Tuttavia lo stile, dal cast dei protagonisti, per passare alla trama e al comparto artistico, c'è ed è fortissimo ancora oggi. Un gran banco sperimentale che avrebbe portato lontano questo Spin-Off dell'Atlus.


4-PERSONA 2 -INNOCENT SIN-

Da qui in poi si alza vertiginosamente il tiro: accompagnato da sequenze esplorative molto più immersive e ben strutturate, e da una trama intrigante che conduce i protagonisti con colpi di scena e riferimenti storici arditi, il secondo capitolo di Persona si conferma come uno dei JRPG più affascinanti e divertenti dell'intera saga. Personaggi, comparto artistico e musiche semplicemente al Top, per un titolo che avrebbe meritato sicuramente il podio, se Atlus non avesse pubblicato una sequenza di capolavori da qui in poi.


3-PERSONA 3 FES

È stata una lotta durissima decidere chi mettere in terza posizione, ma alla fine, sono stato costretto a mettere Persona 3 FES, nonostante (e metto le mani avanti) sia uno dei JRPG migliori che abbia mai giocato: lo stile che ha sempre contraddistinto la serie qui esplode completamente, rendendo quello che era un classico JRPG un ibrido incredibile di Dating Simulator e di gioco di ruolo dall'atmosfera unica che ha fatto innamorare tantissimi appassionati nel mondo. Persona 3 è stato il punto di svolta che ha innalzato la serie, è un fatto innegabile, tuttavia, nonostante la versione FES presenti addirittura contenuti aggiuntivi che rendono l'esperienza ancora più appagante, non può reggere il confronto con un altro titolo del Franchise che ha saputo fare ancora meglio del terzo, per quanto mi riguarda, e quel gioco è...


2-PERSONA 4

...Persona 4, ovviamente. Questo gioco ha semplicemente tutto quello che ha Persona 3, ma tirato ancora più al massimo: non voglio addentrarmi molto su questo capitolo, perché la Trama è semplicemente magnifica, e presenta personaggi e sviluppi narrativi da fuoriclasse, accompagnato da dinamiche di Gameplay al Top. Tuttavia, se dobbiamo stare a fare i pignoli, sia il terzo che il quarto capitolo presentano un grande problema: il comparto tecnico è al di sotto degli standard perfino della PS2, e questo fattore non ha permesso a questi titoli grandiosi di scalare ulteriormente la classifica. Atlus, un consiglio: l'opzione Remake non sarebbe male, no?


1-PERSONA 5

E siamo arrivati al dunque Popolo della Rete. Non c'è storia che tenga, Persona 5 è in assoluto il mio capitolo preferito: Trama da 10, Personaggi da 10, Comparto artistico da 10, Musiche da 10, Ambientazione da 10, il tutto, finalmente, con una realizzazione tecnica che renda giustizia a Shigenori Soejima, ispiratissimo più che mai in questo capitolo che festeggia il ventennale della serie. Se non avete ancora giocato a questo meraviglioso JRPG, correte alla svelta a recuperarlo, e cominciate a venerarlo come una Madonna scesa dal cielo.


Bene, la classifica si conclude qui, ma ci tengo a dirvi un'ultima cosa molto importante: la serie Persona affronta tematiche molto particolari e sensibili che non tutti i giochi trattano, e  ho deciso di non toccare questi argomenti in quanto, semplicemente, ogni capitolo avrebbe richiesto più di un post per essere snocciolato fino in fondo, e soprattutto, vi avrei rovinato la sorpresa nello scoprire come questi giochi siano riusciti a scardinare alcuni dei tabù della società Nipponica. Per questo, vi raccomando ancora una volta di andare e recuperare questi giochi, perché ne valgono davvero la pena. Noi ci vediamo con la classifica finale dei migliori JRPG (secondo me), sempre qui, dal vostro Gianfro. CIAOCIAO.






martedì 22 maggio 2018

TOP 10 BEST JRPG 6th Anniversary -KINGDOM HEARTS-

Ed ecco, dopo la classifica dei miei 10 Final Fantasy preferiti, alla Top riguardante Kingdom Hearts.
Lo sapete bene, Popolo della rete, Kingdom Hearts è la mia serie videoludica preferita in assoluto, tant'è vero che il mio primo tatuaggio è dedicato proprio a questa serie. Capite bene quindi quanto io tenga particolarmente a questa classifica, perché Kingdom Hearts ha rappresentato e rappresenta ancora un tassello importante nella mia vita. Quindi, direi di non perdere ulteriormente tempo in inutili presentazioni, e tuffiamoci in questa nuova classifica.

Ma prima, una piccola premessa, se no esplodo:

Questa non sarà una Top 10, bensì una Top 9, in quanto, contando i titoli ufficiali pubblicati ad oggi, l'intera saga di Sora è composta da nove Titoli. In attesa di Kingdom Hearts III.

Terrò in considerazione per questa classifica le versioni definitive giocate negli anni, ovvero i famigerati Final Mix.

Non sarà presente, e mi pare ovvio visto che è praticamente un film, Kingdom Hearts X Back Cover.

E ultimo ma non ultimo, ricordatevi sempre la regola sacra di ogni classifica, ovvero che le opinioni espresse sono strettamente ed esclusivamente PERSONALI.
Quindi, non perdiamo ulteriormente tempo, ed iniziamo subito.


9-KINGDOM HEARTS RE:CODED

Che. Monnezza. Re:Coded incasina in una maniera assurda la già complicata Story-Line di Kingdom Hearts, e il gioco in sé, per quanto tenti invano di aggiungere carne al fuoco (fasi Platform 2D, Sparatutto su binari, RPG a turni, la mamma di Goldrake, e pure quella di Paolo), e per quanto presenti degli elementi interessanti e piacevoli (uno su tutti il sistema di combattimento, base fondante di ogni Kingdom Hearts che si rispetti), risulta alla fin dei conti inutile. Semplicemente inutile. Vorrei che Nomura non avesse mai avuto questa idea malsana, ma ormai il gioco esiste... Passiamo oltre.


8-KINGDOM HEARTS UNION X [CROSS]

Su questo gioco, ad oggi, ho totalizzato la bellezza di 267 giorni di gioco, tra Storia, Eventi, Special Quest e Union Cross Quest. Un traguardo non da poco, considerando che non ho speso nemmeno un centesimo per questo Free to Play; devo dirlo alla fine, Popolo della Rete, Union X è un prodotto confezionato a regola d'arte, tuttavia presenta quelle meccaniche invasive tipiche dei giochi su Smartphone che lo relegano al semplice giochino mordi e fuggi. Un vero peccato, considerando che avrebbe le potenzialità per essere un titolo molto forte su Mobile.


7-KINGDOM HEARTS 0.2 BIRTH BY SLEEP
-A FRAGMENTARY PASSAGE-

Settimo posto in classifica non tanto per il gioco in sé, che altro non è se non una Demo (bellissima, ma pur sempre una Demo rimane) un po' più lunga del normale, quanto per il significato che questo "passaggio frammentato" rappresenta: il preambolo all'epilogo, alla conclusione di un viaggio durato ben quindici anni, che ci ha fatto sognare, ci ha fatto divertire, ci ha fatto imprecare, ma soprattutto ci ha fatto crescere. Un assaggio di qualcosa di ancora più grandioso, che tutti noi vogliamo divorare da tanto, troppo tempo ormai.


6-KINGDOM HEARTS 358/2 DAYS

Questo titolo o lo ami oppure lo odi, non c'è via di mezzo: o vai oltre ai mille ricicli di mondi Disney e ammiri lo sforzo compiuto dagli studi nel riprodurre minuziosamente ogni zona su Nintendo DS (ricordiamolo, il DS aveva delle capacità tecniche limitatissime rispetto alla PSP), compiendo un vero e proprio miracolo, oppure rimani ammorbato dalla lentezza della narrazione e dall'inutile quantità di missioni secondarie e non. Però io 358/2 Days l'ho apprezzato, e tanto, e rimane uno degli Spin-Off più belli della saga, con un finale anche qui molto forte e molto commovente.


5-KINGDOM HEARTS DREAM DROP DISTANCE

Devo ammetterlo, Popolo della Rete, mi sono sbagliato. Quando Dream Drop Distance uscì ero troppo fomentato per comprendere quali fossero le reali intenzioni di Square Enix riguardo questo Spin-Off, ma ora la risposta, a poche settimane dall'annuncio della data del terzo capitolo, mi si è palesata di fronte: Dream Drop Distance è stata una gigantesca Demo tecnica di ciò che sarebbe potuto funzionare o meno su Kingdom Hearts III. E sotto questa chiave di lettura, risulta ben comprensibile come mai le aree di gioco siano completamente desolate di NPC. Alla fine dei conti, anche questo ultimo tassello risulta un antipasto di quello che sarà da tutti noi il gioco più atteso dell'anno.


4-KINGDOM HEARTS

Il primo amore non si scorda mai, e tuttavia l'originale Kingdom Hearts non è stato il primo gioco che abbia giocato della serie, a differenza di tutti quelli che lo presero al Day One pensando di ritrovarsi ad un titolo fallimentare già nella sua idea iniziale: a chi mai sarebbe potuto piacere un titolo che mescolava Final Fantasy e Disney? A chi? Beh, a milioni di giocatori nel mondo a quanto pare, dato che questo è stato il fuoco che ha acceso la miccia e ha fatto scoppiare quella che è diventata una moda, uno Status Simbol del mondo videoludico, non solo Giapponese, ma che ha invaso ogni continente ed è entrato nel cuore di tutti. Semplicemente, Kingdom Hearts.


3-KINGDOM HEARTS CHAIN OF MEMORIES

Si diceva prima che il primo amore non si scorda mai, ebbene, il mio approccio con Kingdom Hearts è stato con Chain of Memories, e mai potrei dimenticare tutti i ricordi passati prima su Gameboy Advance, e poi su PS3 con il Re:Chain of Memories (a dire la verità io e i miei amici giocavamo già a quello su PS2, ma il metodo che avevamo utilizzato era un tantino "illegale", se mi sono spiegato bene). Ma alla fine quello che rimane, al di là dei ricordi, è il gioco, e questo, non l'ho mai nascosto, è uno dei migliori titoli della Saga.


2-KINGDOM HEARTS BIRTH BY SLEEP

Medaglia d'argento più che meritata per quello che rimane, e rimarrà, il miglior Spin-Off della serie: Trama, personaggi, Gameplay, comparto artistico e tecnico ai massimi livelli, tutti questi fattori concorrono a rendere Birth By Sleep un gioiellino di inestimabile valore per i fan che lo avevano tanto atteso, in quel lontano 2010. Nel frattempo tanti altri capitoli e collection si sono assecondati nel tempo, ma questo gioco rimane un punto fermo per tutti quanti, una tappa dalla quale tutti devono passare per poter capire cosa diavolo andrà a succedere in Kingdom Hearts III. Un Must per PSP e non solo, uno dei punti più alti della Square Enix degli ultimi anni.


1-KINGDOM HEARTS II

Poche volte sono stato colpito da un Videogioco, e questa serie vanta diversi capitoli che sono riusciti in quest'impresa. Ma se dovessi descrivervi le emozioni che ho avuto giocando al II, la storia si farebbe assai complicata, perché questo capitolo in particolare è quello che porto nel cuore da sempre: giocare a Kingdom Hearts II è stato come tornare bambini, ma allo stesso tempo ha portato il me stesso pre-adolescente a crescere, un viaggio nostalgico e malinconico che però non è stato fine a se stesso, e questa è una situazione che non capita tutti i giorni. Kingdom Hearts II è un gioco dall'atmosfera unica, perché è sia il più intimo dei capitoli della serie che quello più formativo, quello che cementifica i rapporti, pur mantenendo l'innocenza dell'infanzia, un'esperienza unica appunto, che ognuno di noi ha recepito in modi diversi l'uno dall'altro. Ma non è solo questo, Kingdom Hearts II è anche un gioco grandioso, dove ci si diverte, e tanto. E questo, a parer mio, lo rende un titolo meritevole di stare al primo posto, fra tutti i capitoli finora usciti di questa serie magica.

Ed ora, una riflessione su Kingdom Hearts III:

Dalle parole che ho scritto in questo post dovreste aver capito che Kingdom Hearts è una serie con la quale sono cresciuto, e che mi ha dato tanto nel momento in cui ne avevo realmente bisogno (è stata talmente importante che il mio primo tatuaggio l'ho dedicato proprio a questi giochi). Capite bene allora come gli annunci fatti in questi giorni abbiano colpito particolarmente la mia sensibilità (appena è partito il gamepaly del mondo di Toy Story mi sono messo a piangere, non lo nascondo), e mi stanno portando ad attendere con sempre più impazienza la data di lancio di questo capitolo finale. Da quanto si è visto sotto il punto di vista ludico il titolo si presenta magnificamente, i più bello di tutti, e non avevo dubbi al riguardo, ma ora tocca vedere se la Trama sarà altrettanto magnifica, nella speranza di poter dire che questo sarà il miglior Kingdom Hearts di sempre.






La parola ora a voi Popolo della Rete, fatemi sapere quali sono i vostri capitoli preferiti di questa saga leggendaria, noi ci rivediamo domani con la prossima Top JRPG. CIAOCIAO.