Il Bizzarro Blog Di Gianfro (e dei suoi amici di merende)

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lunedì 23 settembre 2013

Io sono contro Francesco Sole

Io adoro francesco Sole. Io adoro Francesco Sole. IO ADORO FRANCESCO SOLE


Salve popolo della rete. Oggi voglio parlare un po' con voi di un argomento che sto seguendo da molto tempo, ovvero lo scandalo di Francesco Sole. Per chi non sapesse chi sia questo tizio, è appunto un tizietto che aveva cercato di sfondare nel mondo della Televisione ma che, programma dopo programma, non faceva altro che ricevere Flop inimmaginabili. E fin qui nulla di impressionante, quante volte abbiamo visto Format e persone di infima qualità venire soppressi dopo nemmeno una puntata? Abbiamo perso il conto. Il problema arriva 4/5 mesi fa, quando come un fulmine a ciel sereno arriva su YouTube suddetto Francesco Sole. Anche qui niente di strano no? Se non fosse per il fatto che appunto, dopo nemmeno 4 mesi e dopo nemmeno 4 Video 'sto tizio raggiunge il Milione di visualizzazioni e un picco di utenza di 30.000 Iscritti. WOW Cazzo! Devono essere dei Video Spettacolari, Fantasmagorici, Orgasmatronici... NO. DECISAMENTE NO. Seguo YouTube e la Community Italiana da un sacco di anni, sono cresciuto con loro e ho visto le varie evoluzioni dei canali che seguo tuttora, e i Video di Francesco Sole sono un concentrato di Inutilità, Banalità e soprattutto, NOIA. Sono in sintesi un Insulto alla Community che seguo. Ma il problema risiede nel fatto che principalmente Francesco Sole è un raccomandato.

E siamo alle solite alla fine. Mai che qualcosa che abbiamo qui in Italia non debba essere contaminata da ciò che reputo, oltre ovviamente alla Mafia, il danno più grande e nocivo di tutti. Ovviamente sto parlando delle Raccomandazioni. Eh già. Perché far parte della cricca di un certo Dj che porta in alto la mano, che segue il suo capitano, che muove al tempo il bacino, non è mica un male sapete? Potete essere degli incompetenti completi, ma se avrete un "Amicone" come Dj Francesco, o avere tra gli iscritti gente di poco conto su YouTube come Willwoosh, Frank Matano, Nonapritequestotubo, e avrete la strada non spianata, di più, anzi, DE PIU' (In Romanesco rende meglio il tono sarcastico della frase non credete?) Ve ce metteranno pure un tappeto Persiano sulla strada. Che bello avere degli amici importanti vero? Ah già, dimenticavo che tutto ciò però fa schifo. Guadagnare così tante visualizzazioni, così tanti iscritti in così poco tempo e senza sforzi, ma solo perché si ha amici importanti che ti parano il culo, non fa altro che distruggere la piccola e media utenza di YouTube, che vorrebbe raggiungere quelle visualizzazioni ma non ce la fa, perché appunto c'è gente come 'sto Francesco Sole che distrugge tutto quello per cui abbiamo preferito, e per cui continuiamo a preferire Internet alla TV. Non impariamo mai dai nostri sbagli, e abbiamo permesso che anche YouTube venisse invaso dalla merda che abbiamo pure in TV e che cerca, in maniera del tutto disinvolta e alla luce del Sole (AHAHAH che battutona. Se non l'avete capita andate a fanculo) di invadere ciò che la sta sorpassando a livello di contenuti. E' una cosa triste da dire ma purtroppo la realtà non è mai così semplice. E' per questo che mi espongo, insieme a tutti gli altri grandi di YouTube del calibro del GRANDISSIMO Dellimellow o del maestro Roberto Bonetti, contro questo fenomeno che non deve raggiungere pure Internet. E che cazzo! Sono anni che incontro raccomandazioni in tutte le realtà che ho affrontato nella mia vita: a Scuola, al Conservatorio, nelle realtà Musicali in cui sono stato. Ne ho un po' piene le palle di vedere gente stupida che arriva in alto, e vedere anche su YouTube questi episodi ignobili farebbe incazzare chiunque. Fermiamo questa ondata di merda, vi prego. Sostenete il progetto di Roberto Bonetti #RACCOMANDALOSELVAGGIA (Per chi fosse interessato, andate sul canale di Roberto Bonetti e seguite le istruzioni del Video) mandiamo a fanculo tutti 'sti coglioni che vogliono fare soldi facili. Bene, Popolo della rete, io mi sono sfogato. Ce l'avevo da un bel po' di tempo questo piede nella scarpa e volevo togliermelo da parecchio. Vi ringrazio di tutto cuore per avermi seguito e ci vediamo al prossimo articolo, che spero sia incentrato sulla Musica, e non su 'sti stronzi. CIAOCIAO

domenica 22 settembre 2013

Dream Theater - La cocente sconfitta del Progressive Metal

Salve a tutti Popolo della rete, e benvenuti in questa nuova (Pseudo) Recensione. Oggi, come avrete capito dal titolo, parlerò dei Dream Theater, e in particolare del nuovo Album che ho ascoltato in anteprima su MetalItalia (Annunci importanti: la seconda parte della Monografia dei Dream Theater uscirà a breve, Stay Tuned). Infine, ragazzi, la profezia che avevo scritto sul Peggio del 2011/2013 si è avverata: Dream Theater, questo il nome dell'Album, è un Album pieno di cocenti delusioni. Molto probabilmente il loro peggior lavoro in studio, forse peggiore addirittura di Systematic Chaos. Come mai mi ha deluso così tanto? Beh, perché quest'Album può essere riassunto con una sola parola: Banale. Sì, questo Disco è banale, così come Hail to the King è un plagio, e il perché è molto semplice: Mancanza di Idee. Mi spiego meglio: per chi come me ha ascoltato tutti i lavori dei Dream Theater, sa che in ogni album c'è qualcosa di caratteristico, affascinante e "Onirico", che distingue ogni lavoro dall'altro: In Six Deegres of Inner Turbulence per esempio ci sono molti suoni al campionatore, c'è una chiara influenza "Nu", in Train of Though ci sono sonorità Metal purissime, con Tastiere che diventano seconde Chitarre, in Metropolis PT. 2, vabbè, c'è di tutto (Per questo è il loro miglior lavoro), e così via. Perfino in Octavarium c'era qualcosa per cui valeva ascoltare tutto l'Album, che tutto sommato, era un pochino banale, ovvero La Suite che dava nome all'Album, o in Black Cloud and Silver Linings c'erano le meravigliose The Best of Time e The Count of Tuscany, che salvavano il Disco. Qui invece manca tutto, cioè non è che manca qualcosa dei Dream Theater, ma sono sonorità, situazioni e melodie che ho già sentito in tutti gli altri Album. E' questo il principale motivo per cui il nuovo Disco mi abbia deluso così tanto. Però, dire che non me l'aspettavo sarebbe come dire che Cicciolina è ancora vergine: Mike Portnoy l'aveva già detto, l'aveva detto che a lungo andare la qualità dei Brani sarebbe calata drasticamente, fino a diventare, appunto, Banale. Tutti questi anni di Album/Tour, Album/Tour e ancora Album/Tour avrebbe deteriorato chiunque. Così è stato, e infatti i primi ad essere diventati mosci sono proprio i membri: John Petrucci non è più lui, ma un clone di Malmesteen, a fare continuamente gli stessi passaggi e a fare assoli basati Esclusivamente sulle scale, James La Brie non si sente più, sparito completamente, Jordan Ruddess è tornato a fare la seconda Chitarra,e in alcune sporadiche situazioni ritorna a farsi sentire, ma sono cose che purtroppo ho già sentito, e per la prima volta in tutti questi anni John Myung è invisibile. Cazzo, non si sente per niente! "Eh però, c'è Mike Mangini cazzo, non puoi lamentarti tanto". E invece mi lamento anche di Mangini, anzi, soprattutto di Mangini: Mike Mangini è uno dei miei batteristi preferiti, non c'è dubbio, ma il problema principale di Mangini è uno solo: è perfetto, talmente tanto perfetto che è una macchina, e si sa, una macchina non può trasmettere emozioni. Infatti le parti di Batteria sono talmente perfette che annoiano, non caricano più come una volta, eppure sono del tutto simili ad altri pezzi dei Dream Theater. Il problema è che appunto c'è Mangini alla Batteria, e rende tutto noioso. Parlando poi delle canzoni, ci troviamo a brani Metal Dozzinali e banalissimi, non mi caricano, sono suoni che nei lavori precedenti ho sentito milioni di volte. Cioè, si è tornati ai Dream Theater che plagiano i Dream Theater, si è tornati indietro di brutto. Non mi sento nemmeno in vena di analizzarle. Vabbè analizzerò quelle che mi hanno deluso di più: La prima è sicuramente The Enemy Inside, riassumibile con un solo aggettivo: ORRIBILE. Cioè, una canzone così me l'aspettavo da qualche altra Band, ma non da loro! Riff Metal strausati e strasentiti cavolo. Una canzone ignobile, forse più di You not Me. Poi sicuramente "False Awakening Suite" che dal titolo sembrava fosse chissà che cosa, e invece, è 'na cagata di 2 Minuti scarsi. E infine la Suite finale, "Illumination Theory" che provoca sonno sin dal primo minuto. in A Dramatic Turn of Events avevo detto che se alcune canzoni fossero state un pochino più corte sarebbe stato un grande Album, qui invece hanno allungato a dismisura la canzone rendendola un inseme di 5 canzoni che non hanno NIENTE che le colleghi. Cioè, almeno creare un melodia che le tenesse unite, e invece niente, hanno dimenticato pure come si fa una Suite. Assolutamente da evitare, non ho molto altro da aggiungere. "Ma ci sarà qualcosa che ti sarà piaciuto di quest'Album, no?". No, non mi è piacituo niente, nemmeno quella schifosissima Cover di copertina che li fa sembrare una cazzo di Band Hair Metal anni '80 in stile Europe. La disfatta totale. Meno male che ci sono i Circus Maximum che portano ancora alto il vessillo del Progressive Metal, perché se ci fossero stati solo i Dream Theater in questo genere, il Prog Metal sarebbe morto da un bel po' di tempo. In conclusione Popolo della rete, questo Album è da evitare ad ogni costo se si vuole fare bene nella vita, nella musica e in tutto il resto. Non faccio a meno di dirvi che questo Disco mi abbia deluso più di Hail to the King ovviamente, e che come uno stronzo lo comprerò, ma solo in Super Mega Iper Offerta Svuota Tutto. Bene, spero di non avervi annoiato troppo, vi ringrazio per aver letto, vi invito a Condividere a più non posso su Facebook, su Twitter, su Google+, su YouPorn, su tutto quello che vi pare. CIAOCIAO

martedì 10 settembre 2013

Burzum - Filosofem: un'incursione nei meandri della disperazione

Varg Vikernes, in arte Burzum è uno dei personaggi più di rilievo della scena estrema scandinava, chiunque frequenti il panorama black lo conosce, purtroppo non sempre a causa della musica.
Infatti, come già detto Burzum è principalmente un personaggio. Negli ultimi anni questo personaggio ha preso talmente il sopravvento sull'artista da fargli pubblicare album che definire merda sarebbe un eufemismo.
Lo ricordiamo per il rogo di 7 chiese nei primi anni 90, per aver frequentato gruppi antisemiti, per avere tendenze religiose non ben definite, tra il satanismo e il paganesimo e infine per aver ucciso a coltellate Euronymous, il chitarrista di un altro grandissimo gruppo black, i Mayhem.
Insomma, un idiota.
Ironia della sorte è stato innegabilmente anche un artista, e a dimostrarlo c'è il fatto che tra un sacrificio a satana e l'altro abbia rilasciato qualche album.
Oggi parlerò di uno di essi, edito nel '96 tramite Misanthropy Records (e questo dovrebbe chiarire parecchie cose), un colosso insormontabile nel panorama black: Filosofem.

<< Quando scende la notte essa avviluppa il mondo in un'impenetrabile oscurità.
Un brivido ascende il suolo e contamina l'aria.. improvvisamente la vita ha un nuovo significato>>

Quello che avete appena letto è il testo della prima traccia del disco, la magistrale Dunkelheit, forse il pezzo più rappresentativo dell'album.
Già dai primi minuti ci accorgiamo di un anomalia dal punto di vista musicale: il dark ambient.
Ci troviamo infatti di fronte ad un metal molto meno violento del solito, che con i suoi arpeggi chitarristici fa quasi da base per un tappeto ambient cupo e atmosferico, il tutto registrato in modo volutamente sporco (altra caratteristica innovativa che ritroveremo in futuro in innumerevoli complessi black)
Ci troviamo davanti a una nuova formula, a una nuova concezione del metal estremo introdotta nel precedente Hvis Lyset Tar Oss, ma ora amplificata e impreziosita,che aprirà presto le porte al depressive black metal (e, di conseguenza a un fottio di gruppi tutti uguali senza arte ne parte, ma non divaghiamo).
Ben presto questi suoni ipnotici e dilatati si fanno spazio nella nostra testa, ci sembra che non ci sia più via d'uscita da quella caverna sonora distorta ed echeggiante.
Ed ecco che giunge il vocalist in tutta la sua maestosità: dimenticate le urla tormentate di Det Som Engang Var, perchè ci troviamo davanti ad una voce più pacata e distorta, che cela un'espressività e una disperazione senza eguali (una leggenda metropolitana afferma che per le linee vocali abbia utilizzato un microfono rotto).
Ora siamo completamente soggiogati dall'universo sonoro di Filosofem, a tratti lento e riflessivo e a tratti frenetico e maligno, come la successiva Jesus 'Tod (Gesù Morto, suona tanto da bestemmione).
Ragazzi, il riff di questo brano penso sia uno dei più maligni e infami che potrete mai ascoltare, la cattiveria.
La batteria fa la sua entrata e solca questi riff malefici come un terremoto inarrestabile
Lo stridio metallico del pezzo viene sovrastato da una linea vocale più ritmata e incazzosa della precedente, ed è una goduria indescrivibile. Alla faccia di tutti quei gruppi deathcore della minchia che si rincorrono a chi fa più il cattivone, si ascoltassero Jesus 'Tod e si facessero le orecchie (picchi di cattiveria così inauditi sono stati raggiunti a mio avviso solo in De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem, altro ascolto obbligatorio per chi si ritiene almeno un po' interessato al genere).
Forse si poteva ridurre un po' il minutaggio, ma andiamo avanti.
Erblicket Die Töchter Des Firmaments è un misto tra la natura nostalgica e atmosferica di Dunkelheit e l'indole omicida di Jesus 'Tod, e presenta una maturità ancora inedita e un gusto epico e leggendario, con vocalizzi definiti e ritmati ma pacati e narrativi, Varg il cantastorie.
La successiva Gebrechlichkeit I è la madre del Depressive Black, solo chitarra, synth e voce ed è il pezzo che preferisco: tormentata, disperata e strascinata, ripetitiva, poetica e IMMENSA, e a discapito di quanto effettivamente Varg possa essere stato un pazzo psicopatico ci dimostra una sensibilità e uno spessore artistico mastodontici. Non mi stancherò mai di ripeterlo: VARG È UN'ARTISTA DA AMMIRARE.
..E un viking-nazi-pagan-coglione, sì.
Ci troviamo ora dinnanzi all'episodio più bizzarro e ostico dell'album:
Rundgang Um Die Transzendentale Säule Der Singularität.
25 minuti di ambient, 25 estenuanti minuti di ipnosi, ma vale l'ascolto di ogni secondo.
Pezzo sognante e ben arrangiato (da qui nasceranno in seguito le successivi due release di Burzum, Daudi Baldrs e Hildskjialf, lavori completamente Dark Ambient.).
Giungiamo quindi all'ultimo pezzo, Gebrechlichkeit II.
Un introduzione di effetti sonori indefinibili che in oltre 3 minuti di fading si orientano verso l'ormai consueto compromesso di chitarra distorta e synth.
Quello che abbiamo appena ascoltato è un'opera d'arte. Certo, oggettivamente non ci sono soluzioni particolarmente originali o tecniche o fantasiose o quant'altro, ma in fondo il black non si è mai basato su questo.
Non troverete nulla di pretenzioso a livello compositivo in quest'opera, ma solo tanta, tanta emozione.
È un viaggio onirico, un'incursione nei meandri della disperazione attraverso la sensibilità di un artista di indiscutibile influenza.
Insieme a Live in Leipzig e a De Mysteriis Dom Sathanas dei Mayhem rappresenta una pietra miliare di inestimabile pregevolezza, e pochi cazzi: è storia, come lo può essere un Paranoid o un Reign in Blood.
Vi invito quindi a trovare un po' di tempo e a lasciarvi attanagliare nell'universo di Filosofem, lungi dal cercare un album complesso o articolato o simili.
Buon ascolto, buon viaggio.

sabato 7 settembre 2013

Monografie Musicali - Dream Theater (parte 1/3)

Salve, popolo della rete! Oggi si torna finalmente a parlare di Musica, e in particolare oggi analizzerò ( Dal Mio Esclusivo Punto Di Vista ) una delle mie Band preferite in assoluto: Oggi, signori miei, parlerò dei Dream Theater. Quindi, bando alle ciance o ciancio alle bande, Iniziamo!


- When Dream and Day Unite
1989: è qui che comincia il cammino dei Dream Thetaer. La formazione iniziale vedeva John Petrucci alla Chitarra, John Myung al Basso, (Il Mitico) Mike Portnoy alla Batteria, Kevin Moore alle Tastiere e Charlie Dominici alla Voce. Questa la prima formazione della Band per il loro primo Album, When Dream and Day Unite. Cominciamo col dire inanzi tutto che WDaDU non è un album meraviglioso, anzi siamo lontanissimi dal capolavoro vero e proprio. Nonostante la sporcizia del suono e la volontà perenne di mostrare ciò di cui la Band è capace di fare alcune perle ci sono, prima su tutte The Ytse Jam, mentre il resto, a parte Afterlife (non quella degli Avenged Sevenfold)  si lascia ascoltare senza infamia e senza lode. Ultima considerazione riguardo questo primo lavoro dei Dream Theater è che è piuttosto autoreferenziale e che parecchie canzoni sono tremendamente allungate a poco avvezze per chi, in quegli anni e tutt'oggi era abituato a fruire roba molto più veloce e più "facile" all'ascolto, e poi la pecca più grave è la voce di Dominici che non riusciva per niente a raggiungere livelli altissimi (addirittura è costretto a usare il farsetto in molti casi) come più tardi La Brie ci abituerà Album dopo Album.


- Images and Words
Qui invece ci troviamo di fronte al mezzo-capolavoro. Images and Words segna l'ingresso dei Dream Theater nell'Olimpo delle Band Heavy Metal, grazie a un Album che darà vita al genere del Progressive Metal. Che dire di più di quest'Album? C'è già tutto il meglio dei Dream Theater, ovvero grandi parti strumentali, Ballad emozionanti, e virtuosismi incredibili dei membri della Band. Qui inoltre entra al posto di Dominici il mitico James La Brie (che in realtà si chiama Kevin, ma siccome c'era già un membro della band che si chiamava Kevin, ovvero Kevin Moore, decise di cambiare nome). In questo nuovo lavoro non c'è niente che non vada, è praticamente bellissimo in tutto, non ci sarebbe da dire altro. Le canzoni sono entrate nella storia, Pull me Under è stata materia prima per tutte le Band successive che intrapresero il Progressive Metal come percorso musicale, Another Day è una delle loro migliori Ballad, specialmente in Live nel quale vi sono incredibili assoli di Sax, Metropolis non stiamo nemmeno a parlarne, è maestosa, per non parlare poi di Wait for Sleep e Learning to Live, l'accoppiata Ballad/Suite Strumentale che è entrata veramente nei cuori degli ammiratori dei Dream Theater. Davvero un ottimo Album, che però manca di una cosa che poi i Dream riusciranno a raggiungere, ovvero dare un filo conduttore a tutto l'Album.


- Awake
Awake è per molti fan dei Dream Theater un passo falso, perché le tonalità Prog secondo i grandi critici musicali è andata persa. Cazzate! Semplicemente in Awake troviamo canzoni Prog dalle atmosfere più Heavy ma nonostante tutto Prog, perché il suono sarà anche diventato più duro, ma l'atmosfera dei precedenti lavori rimane persistente. Qui i Dream Theater sperimentano suoni ancora più Psichedelici e cominciano ad adottare lo schema della Suite. Qui la Suite è appunto composta da Erotomania, Voices e The Silent Man, che riprendono l'idea già usata da Images and Words e la espandono fino a dare una vera e propria Suite dal livello sonoro Stupendo. Inoltre, per poter attaccare le classifiche di MTV, le prime tre canzoni adottano un sistema Strofa-Ritornello-Strofa che permette ai molti di approcciarsi e apprezzare la bravura della Band. Un Grandissimo Album che però non è uno dei preferiti dai fan, anche se, stranamente, io l'ho adorato.


 - Falling into Infinity
Questo invece è un Album che i Fan riconoscono come "L'Album che ha quasi ucciso i Dream Theater". Perché Falling into Infinity è l'Album più commerciale della Band, e contiene una delle peggiori canzoni del gruppo New Yorkese, ovvero You Not Me, davvero una canzone squallida, che John Petrucci non si è contenuto a definire "Il suo gradino più basso". Nonostante queste pessime premesse però questo disco non è malaccio, certo è tutto molto più edulcorato e poco sperimentale nei suoni, ma le buone idee, che poi verranno sviluppate alla grande nei Live, ci sono. Certo, non sono pezzi eccezionali, ma come al solito i Dream Theater ci regalano grandi emozioni con le loro incredibili Ballad, in questo caso Hollow Years e Anna Lee, per non dimenticare la eccezionale Hell's Kitchen, un incredibile pezzo strumentale di incredibile impatto, con un crescendo favoloso che ci avvolge fino alla cima in un turbinio di suoni. E tutto in poco meno di 4 minuti. Quindi qui i Dream dimostrano di creare grandi pezzi anche non utilizzando tempi maestosi. Il resto è più o meno orecchiabile, ma se in Awake i suoni erano più cupi. in Falling into Infinity c'è una propensione verso il Prog, ma non un Prog sperimentale, quanto uno più semplice e facile da suonare, in quanto le canzoni contenevano già suoni stra-usati dalla Band.

Adesso, piccola nozione storica: dopo Falling into Infinity i Dream Theater decisero di prendersi un periodo di pausa in quanto questo Album fu un continuo compromesso che aveva alimentato una brutta aria tra i membri della Band, iniziata con la dipartita di Kevin Moore dopo le registrazioni di Awake e proseguita per tutto il periodo di produzione dell'Album successivo. Per la Band sembrava la fine, fino a quando non decisero di fare un concerto per dimostrare alla loro casa discografica che i fan li adoravano ancora, e che avevano anche grandi progetti per il futuro, a patto che i Dream Theater si producessero da soli. Così, dopo il ritiro di Derek Sheridian dal ruolo di tastierista, il gruppo New Yorkese prende in squadra il virtuoso Jordan Ruddess, che porterà una ventata d'aria fresca incredibile nella Band. E' ormai giunto il momento del capolavoro dei Dream Theater...



Fabrizio De Andrè - Tutti Morimmo a Stento

1968. Le piazze fiammeggianti alla luce dei focolai, le urla spezzate dai lacrimogeni.
È la rivoluzione, sociale quanto culturale.
A rappresentare la rottura con un passato musicale fatto di canzonette per palati borghesi è il secondo episodio discografico di un giovane emergente di Genova: Fabrizio De Andrè.
Uno tra i primi episodi di concept album nostrano, Tutti Morimmo a Stento è cucito da un unico tema fondamentale: la morte.
In un contesto politico-culturale come quello dell’Italia sessantottina quest’album fu un fulmine a ciel sereno: ritratto poetico, romantico, ma soprattutto umano della morte che ci circonda e che ci accompagna in ogni giorno della nostra vita.
Per questo suo nuovo lavoro decide di distaccarsi quasi totalmente dalle influenze del cantautorato francese (tra tutti Brassens, grande ispirazione per Fabrizio) e di affidare quindi gli arrangiamenti al grandioso maestro Gian Piero Reverberi , reo di diploma al conservatorio e al massimo della sua ispirazione.
Ad aprire le porte di un mondo fatto di rancore, isolamento ed emarginazione troviamo uno degli episodi di spicco dell’album: Cantico dei Drogati, poesia adorna di un arrangiamento orchestrale sfarzoso, quasi barocco, ricco di archi e fiati e scandito da un malinconico arpeggio acustico.
I fantasmi di una realtà cruda e disperata, presentataci attraverso gli occhi di un tossicodipendente si fanno sentire già dai primi versi:
“Ho licenziato Dio, gettato via un amore per costruirmi il vuoto nell’anima e nel cuore.
Le parole che dico non han più forma né accento, si trasformano i suoni in un sordo lamento.”
Ci si lascia trasportare dalla voce colma di disperazione, quasi piangente di Faber verso un fiume di rassegnazione che ha sfocio in un’unica, tormentata domanda:
“Come potrò dire a mia madre che ho paura?”
Cantico dei Drogati è un’opera, è l’autentica rappresentazione in musica del dolore di una realtà fin’allora nascosta ed emarginata, tenuta lontana dai riflettori, troppo bisognosa di pietà per essere accettata.
Un ultimo desolato rantolo alla fine della canzone è diretto proprio all’ascoltatore:
“Tu che m’ascolti insegnami un alfabeto che sia differente da quello della mia vigliaccheria”
L’orchestra riprende il tema principale in un crescendo che metterà fine alla canzone, lasciando spazio al fugace arpeggio introduttivo del Primo Intermezzo.
Skit o filler come lo si voglia chiamare, ogni intermezzo nell’album fa riferimento alla canzone precedente, presentandosi in tono più simbolico e distaccato.
Vediamo qui rappresentata la ricerca costante del tossico di qualcosa “oltre”, oltre i confini tracciati “ai bordi dell’infinito”:
“Gli arcobaleni d’altri mondi hanno colori che non so, lungo i ruscelli d’altri mondi crescono fiori che non ho..”
Il disco continua con un pezzo decisamente più canonico per De Andrè, chitarra e voce e un’apparente leggerezza che aleggia nell’atmosfera.
Leggenda di Natale ci narra della spensieratezza di un’adolescente, quasi una bambina che viene di colpo troncata a causa di un atto di pedofilia.
La violenza subita dalla bambina non viene mai menzionata nella canzone, ma si fa molto leva sul trauma indotto dall’atto, sulle relative cicatrici e sulla figura del violentatore.
“E venne l’inverno che uccide il colore e un “Babbo Natale” che parlava d’amore
 E d’oro e d’argento splendevano i doni.. ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.”
È un trauma che lascia un vuoto incolmabile nella protagonista, che si vede improvvisamente catapultata nel mondo degli adulti.. e se pur “l’incanto è svanito da ogni sua idea” vorrebbe ancora essere la bambina di un tempo e “ancora alla luna vorresti narrare la storia di un fiore appassito a Natale”.
Forse il pezzo meno di rilievo del disco, ma fa parte anch’esso del mosaico esistenzialista che lo va a comporre.
La tranquillità data dall’atmosfera sognante di Leggenda di Natale viene bruscamente interrotta dall’irruzione del secondo intermezzo, che riprende il tema musicale del primo.

“Sopra le tombe d’altri mondi nascono fiori che non so
Ma fra i capelli d’altri amori muoiono fiori che non ho”

Il disco prosegue, quinta traccia.
Ballata degli Impiccati è a tutti gli effetti un atto di accusa.
Dall’alto dei patiboli gli impiccati lanciano un monito al mondo, da cui traspare una rabbia ed un’ostilità inedita per De Andrè, ma anche un’ironia tragica che pur in punto di morte non abbandona quelli col cappio al collo.
“Tutti morimmo a stento, ingoiando l’ultima voce.
Tirando calci al vento vedemmo sfumar la luce.”
Verso coloro che han avuto giudizio di vita e di morte:
“Poi scivolammo nel gelo di una morte senza abbandono
Recitando l’antico credo di chi muore senza perdono”
Verso chi si è beato della vista di un’esecuzione pubblica:
“Chi derise la nostra sconfitta e l’estrema vergogna ed il modo
Soffocato da identica stretta impari a conoscere il nodo”
Ai becchini:
 “Chi la terra ci sparse sull’ossa e riprese tranquillo il cammino
Giunga anch’egli stravolto alla fossa con la nebbia del primo mattino”
Ed infine il giudizio finale, la poesia più drammatica di quei poeti maledetti marchiati dal nodo scorsoio, I Fiori del Male degli impiccati:
“Coltiviamo per tutti un rancore che ha l’odore del sangue rappreso
..ciò che allora chiamammo dolore è soltanto un discorso sospeso.”
De Andrè si mostra in questo componimento nel suo lato più decadentista, e questo è il suo Spleen al mondo.
Lasciamo il paesaggio di desolazione cinquecentesca della ballata e proseguiamo nella seconda metà del disco con la sesta traccia, Inverno.
Un preludio blues con tanto di trombe fa spazio a un più canonico giro di accordi e alla voce leggermente più impostata del solito di Fabrizio.
Inverno è una metafora, è la rappresentazione idealistica, quasi ingenua della vita tramite le stagioni.
L’esortazione a rimanere in vista di un’estate più serena si accosta alla rassegnazione nella consapevolezza di un imminente inverno.
“La terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve
L’inverno raccoglie la sua fatica di mille secoli da un’alba antica”
L’orchestra veste queste frasi di una melodia sostenuta ma malinconica, rassegnata ma dolcissima fino all’ultimo squillo di trombe che introduce l’episodio più bizzarro di tutto l’album.
Girotondo.
Girotondo è una traccia dall’accompagnamento infantile, chitarra giocosa e coro, ma che tratta un argomento inesorabilmente tragico: la guerra nucleare.
Ci troviamo davanti un mondo distrutto, dove la natura è morta così come la quasi totalità della razza umana, e in questo surreale girotondo bellico gli unici ad essere sopravvissuti sono i bambini, che nella loro ingenuità intraprendono un dialogo corale con la prima voce,
“-La guerra è dappertutto marcondirondero, la terra è tutto un lutto, chi la consolerà?
-Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori, i boschi, le stagioni con i mille colori
-Di gente, bestie e fiori no non ce n’è più: viventi siam rimasti noi e nulla più”
La tragica ironia del genio faberiano trova in Girotondo la sua più lampante rappresentazione e il suo picco nel finale della canzone stessa, dove il coro, le percussioni e i fiati accelerano improvvisamente fino a sfociare in un delirio psichedelico totale, fino al silenzio.
L’ultima parte dell’album è una simil-suite composta da tre canzoni:
Terzo intermezzo- Recitativo (Due invocazioni e un atto di accusa) – Corale (La Leggenda del Re Infelice), che analizzerò come un’unica traccia.
È l’apice dell’album, la conclusione più adatta, che racchiude tutta la disperazione narrata nelle tracce precedenti, straziante poesia.
Un bellissimo arpeggio introduttivo fa da accompagnamento alle due strofe del terzo intermezzo, trattanti rispettivamente la guerra e l’amore:

“La polvere, il sangue, le mosche, l’odore
Per strada, tra i campi la gente che muore
E tu, tu la chiami guerra e non sai che cos’è
E tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi perché

L’autunno negli occhi, l’estate nel cuore
La voglia di dare, l’istinto di avere
E tu, tu lo chiami amore e non sai che cos’è
E tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi perché”

E a questo punto si passa brutalmente ad un accompagnamento orchestrale e, di lì a poco corale, con un De Andrè mai così intristito e compassionevole, che recita i suoi versi come in punto di morte, evocando la visione di realtà drammatiche, tristi e nostalgiche, che abbiamo già incontrato tra le tracce dell’album.
Non so cosa dire, mi limiterò a scrivere le ultime parole e lasciarvi alla richiesta, alla supplica che, alla fine di quello che reputo il suo album migliore Fabrizio ci lascia: Abbiate pietà.

“Uomini cui pietà non convien sempre
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.

Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.”