Il Bizzarro Blog Di Gianfro (e dei suoi amici di merende)

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martedì 25 dicembre 2018

TOP 5 VIDEOGAMES 2018

Felice Natale a tutti voi, Popolo della Rete. Come stanno procedendo le vacanze? Vi state abbuffando di Pandoro davanti al camino? Non considero nemmeno stiate mangiando Panettone, solo le bestie del Demonio mangiano quell'intruglio di canditi e uva passa. Comunque, non perdiamo ulteriormente tempo con questi convenevoli, e iniziamo subito la Top 5 dei videogiochi che mi hanno accompagnato in questo 2018. Ma come di consuetudine per queste Top, alcune precisazioni:
  • Saranno presenti giochi che ho acquistato e giocato nel 2018, ma non significa che siano necessariamente usciti nel 2018
  • Saranno presenti giochi disponibili su console e piattaforme differenti, non è una classifica su di una console specifica
  • Ovviamente, manco a dirlo, le classifiche e le opinioni espresse sono esclusivamente personali
  • In ultimissima cosa, c'è qualcuno che vorrebbe farvi gli auguri...
Bene, ora che anche loro hanno detto la loro, possiamo iniziare

MENZIONE D'ONORE FINAL FANTASY X|V, 2010-PS4, PC

Fuori classifica perché l'ho iniziato nel 2013, ma comunque meritevole di un encomio speciale (dato che ho finito la prima storia principale proprio qualche settimana fa), Final Fantasy X|V è riuscito in due compiti a dir poco impossibili: il primo, è riuscito a far dimenticare a chiunque il fiasco assurdo della prima versione del gioco. Il secondo, è riuscito a farmi sganciare dei soldi per un abbonamento ad un MMORPG, e io queste tipologie di gioco non le ho mai gradite. Inutile prenderci ulteriormente in giro, Popolo della Rete, il X|V è il miglior Final Fantasy degli ultimi 10 anni, e lo rimarrà ancora per parecchio tempo, dato l'impegno di Square Enix nel creare un mondo immenso e affascinante per tutti gli amanti della serie. Provatelo, non ve ne pentirete. E poi c'è pure una versione gratuita, cosa volete di più?


5 MARVEL SPIDER-MAN, 2018-PS4


Le grandi produzioni, i famigerati Titoli AAA, ultimamente non mi stanno convincendo a pieno, forse a causa della cocente delusione datami da Final Fantasy XV (sfiducia che spero venga completamente dissipata da Kingdom Hearts III... Incrociamo le dita). Tuttavia quando è uscito Spider-Man non sono riuscito a resistere al mio desiderio impellente di svuotare il mio portafogli. Lo sapete Popolo della Rete, amo Spider-Man, è il mio supereroe preferito insieme a Superman, e nonostante le ultime Run (con le dovute eccezioni) mi abbiano divertito ma non galvanizzato, il titolo Insomniac Games ha fatto immediatamente breccia nel mio cuore. È Spider-Man, con qualcosa di nuovo, ma lo spirito c'è tutto, e la storia vuole essere una celebrazione di quello spirito, senza stravolgere nulla ma rinnovando la fiamma. Mentre come gioco in sé, non mi sento di sbilanciarmi più di tanto. Diciamo solo che è un'avventura molto, molto piacevole, ma non è un gioco che farà stracciare le vesti ai giocatori più esigenti. Tuttavia, se siete amanti del tessi ragnatele, dovete prenderlo (tanto ormai lo danno via come il pane, approfittatene)


4 ORI AND THE BLIND FOREST, 2015-X-BOX ONE E PC

È stato amore a prima vista. Una direzione artistica incredibile nasconde al suo interno uno dei Metroidvania più avvincenti e vivi che siano stati prodotti negli ultimi anni. Ori and the Blind Forest è talmente bello da vedersi che ti fa dimenticare la sua difficoltà ai limiti dello snervante, tranne che per un solo punto: il finale. Non so perché, ma la sequenza finale non è minimamente all'altezza dei livelli precedenti, e la Definitive Edition non presenta un ammontare di contenuti assurdo (anzi, presenta un solo livello). C'è da dire che è pur sempre una produzione minore rispetto ad un Titolo AAA, ma come vedremo nel primo posto della classifica, non è una scusante valida. Ori and the Blind Forest resta tuttavia un titolo grandioso, che tutti dovrebbero giocare.


3 APE ESCAPE 3, 2007-PS2

È un terzo posto immeritato, lo so, però al cuor non si comanda. Ape Escape 3 ha un sacco di problemi, primo su tutti un frame rate imbarazzante, e una formula di gioco che alla lunga potrebbe stancare (è un Platform 3D piacevole, ma abbastanza semplice e abbastanza vecchio per gli standard di oggi). Tuttavia è Ape Escape, la celebrazione di una serie intera che mi ha accompagnato per una vita intera, e che scopro e riscopro oggi con molta gioia. E poi, non dimentichiamolo, in questa terza avventura delle scimmie più folli del mondo Videoludico c'è il minigioco di Metal Gear Solid. SOLO APPLAUSI.


2 DOOM, 2016-PC, PS4, X-BOX ONE, SWITCH

Medaglia d'argento per l'FPS che mi ha fatto rinnamorare del genere. Doom fa quello che deve fare (ammazzare Demoni nel modo più brutale possibile con quante più armi possibili) e lo fa dannatamente benissimo. Il livello tecnico è di tutto rispetto, il ritmo è indiavolatissimo, lo spirito dell'originale titolo del 1993 è stato mantenuto intatto, e la Musica è F E N O M E N A L E. Come è fenomenale il fatto che siano riusciti a proporre un gioco pesante come Doom con un miracoloso porting per Switch (io l'ho giocato per PC, dato che adesso ne ho uno che mi permette di poter giocare in maniera ottimale a tutti i giochi presenti su Steam). Diabolicamente appagante.


1 HOLLOW KNIGHT, 2017-PC, PS4, X-BOX ONE, SWITCH


Il mio personalissimo gioco del 2018. Il miglior Metroidvania che sia stato fatto negli ultimi anni a mio modesto parere, intricatissimo, artisticamente spiazzante, difficile, molto difficile, ma mai frustrante. Un equilibrio perfetto tra forma e contenuto, Hollow Knight è un titolo che chiunque dovrebbe provare. Una perla Indie di inestimabile valore, impreziosita da espansioni da standing ovation che hanno espanso eccezionalmente un titolo già di per sé ricco e vario. Prendete Hollow Knight e amatelo, vi assicuro che non ne rimarrete delusi.


Bene, questa prima Top 5 dei miei Videogiochi del 2018 si è conclusa. Fatemi sapere i vostri titoli dell'anno qui sotto, e consigliatemene altri. Noi ci vediamo ad un prossimo Post, sempre qui, sempre con il vostro Gianfro. CIAOCIAO.






martedì 11 dicembre 2018

RECENSIONE - MEGALO BOX

Guardate bene quest'immagine. Osservatela attentamente in ogni suo singolo dettaglio. Sapete benissimo che questa è un'illustrazione di Megalo Box, l'Anime prodotto da TMS che festeggia i cinquant'anni di Ashita no Joe. E sapete benissimo che questo è il protagonista della serie. Qual è stata la prima cosa che avete notato? Ovviamente l'acconciatura Afro, che lo allontana terribilmente dal Joe Yabuki che conosciamo. E poi, la cosa che risalta ancora di più, oltre a quella chioma incolta, è l'esoscheletro che ha montato sulle spalle, dallo stile squisitamente Cyberpunk, pieno di ruggine, di adesivi, ammaccato come non mai eppure miracolosamente ancora funzionante. Insomma, ad una prima occhiata, questa serie non ha nulla a che vedere con Rocky Joe. Eppure, per quanto l'incipit, l'ambientazione e i personaggi siano stati completamente stravolti, questo è senza ombra di dubbio il più grande omaggio che si potesse fare ad uno degli Spokon più importanti di sempre. Perché affermo tutto ciò, Popolo della Rete? Beh, leggete la recensione e lo scoprirete.
ATTENZIONE, LA RECENSIONE CONTIENE SPOILER




Una strada a senso unico. Una vita a senso unico. Un talento unico, costretto a cadere al tappeto per voleri ben più forti di un cane randagio, incattivito ancora di più da questa sconfitta continua, nella vana speranza che un giorno la sorte possa bussare anche alla sua porta. Con la morte come unica compagnia (non gradita, ma presente in tutto lo svolgersi della serie) le vicende del protagonista senza nome, comunemente e dispreggiativamente conosciuto come Junk Dog, giungono, sempre più velocemente e inesorabilmente verso un precipizio dal quale lui stesso non vuole tornare, lui, combattente clandestino dei bassifondi di una imprecisata città, ammaestrato per un'esistenza intera ad essere sconfitto, lui che più di tutti avrebbe da dire qualcosa riguardo la Box. Anzi, la Megalo Box.

La nobile arte del pugilato negli anni di questa dimensione narrativa si è evoluta in maniera esponenziale, divenendo il porto dove le tecnologie più avanzate incontrano la potenza di questa disciplina sportiva, creando una miscela perfetta, oltre ad un intrattenimento che esalta tutti i cittadini, dalla metropoli fino alla periferia, dove uomini senza licenza e ID si sbranano a vicenda per un tozzo di pane, o più semplicemente per arrivare alla prossima giornata. A detenere il monopolio totale su questo sport è la compagnia Shirato, una multinazionale che vede nella Megalo Box il futuro dell'intera umanità, che con orgoglio, e con non poca arroganza, sostiene di sapere chiaramente cosa sia la Megalo Box; queste affermazioni non possono che scontrarsi aspramente con Junk Dog, che con altrettanta arroganza si pone a muso duro contro i loro concetti.


In opposizione a lui, il difensore di tali concetti, divenuto egli stesso il simbolo della Shirato e della Megalo Box, l'apice della perfezione tecnologica e sportiva, l'unico pugile in grado di utilizzare la tecnologia dei Gear integrali, un altro cane ammaestrato con cura e precisione, Yuri, il campione numero 1 della Lega di Megalo Box. Ovviamente, nonostante il talento del protagonista, lo scontro che si crea tra i due è tremendamente impari, e il lupo bianco sconfigge con facilità il cane randagio, per poi sfidarlo a raggiungerlo a Megalonia, l'evento mondiale che consacrerà non solo Yuri e la compagnia di cui è simbolo e difensore, ma anche la "loro" idea di pugilato. Una sfida impossibile per Junk Dog, che tuttavia lo esalta come mai gli è successo in vita sua.


L'incipit della serie è questo, una scalinata disperata di un pugile senza nome, accompagnato da un allenatore caduto in disgrazia e oberato di debiti (Gensaku Nanbu), costretti a combattere per raggiungere Megalonia da una Mafia che vuole le loro teste, e che porterà i due a dare il massimo per aver salva la vita, e per ottenere la rivalsa tanto agognata arrivando fino alla vetta. Ed è proprio qui che lo spirito di Joe Yabuki attraversa le epoche per reincarnarsi in Junk Dog (che ad un certo punto prenderà proprio il suo nome, divenendo più semplicemente "Joe") continuando ad alimentare quella fiamma attraverso duri allenamenti e combattimenti al cardiopalma, dove la morte torna più presente che mai sulle spalle del protagonista. È un cammino dell'eroe molto semplice quello descritto in Megalo Box, e tuttavia non per questo meno affascinante e originale, in quanto questo nuovo Joe, pur possedendo la stessa forza fisica e di volontà del precedente, ha un approccio alla vita molto, molto differente, più vicino a quello di un vero cane randagio che a quello di un pugile in cerca di rivalsa, che si traduce in un approccio al pugilato molto più selvaggio e aggressivo, che  lo porta a gravi infortuni e a rischiare più di una volta la sua vita.

Trovata pubblicitaria molto spregiudicata prima, e simbolo di rivoluzione e di ribellione poi, è la decisione del Team Nowhere di far combattere Joe senza Gear, incrociando i suoi pugni con atleti teoricamente più forti di lui. Da qui nasce il mito di "Gearless" Joe, il pugile che incarna nella sua persona la contrapposizione perfetta a Yuri. Un pugile che vive in simbiosi con il suo Gear, e un altro che lo abbandona per dare ancora più forza e convinzione ai suoi pugni, che inutile dirlo, lo portano in cima alla vetta di Megalonia, passando per incontri truccati, minacce, e mutilazioni necessarie per permettere a questo cane randagio di farcela.

Semplicemente esaltante nella narrazione, Megalo Box viene accompagnato da una produzione TMS semplicemente perfetta, con animazioni che trasmettono perfettamente l'energia dei colpi e la carica di ogni incontro, accompagnati da musiche incalzanti e semplicemente perfette per l'occasione. un Masterpiece che impreziosisce ancora di più questa serie, che in molti frame cita e omaggia l'opera originale e la consacra, con un tratto che ricalca, in chiave moderna, il tratto sporco e carico di Tetsuya Chiba, traducendosi in uno stile unico e affascinante. 

Come unico è lo sviluppo di trama e personaggi, che nell'avvicendarsi di incontri e allenamenti, hanno modo di scontrarsi, comprendersi, perdonarsi per errori passati e redimersi, per poi tornare sul ring più carichi di prima. Tuttavia, se c'è una cosa in cui Megalo Box differisce dall'opera di Asaki Takamori, quella è il finale. devo dirvi la verità, Popolo della Rete: ad una prima visione il finale mi ha lasciato parecchio interdetto, pensando erroneamente che tradisse completamente lo spirito originale di Ashita no Joe. Vedere per tantissimi episodi (e anche nei titoli di suddetti episodi) riferimenti continui alla morte avevano alimentato aspettative errate, in quanto stupidamente non mi ero mai reso conto che Gearless Joe non stesse andando incontro alla sua dipartita, bensì stava cercando in tutti i modi di sfuggirle. E soprattutto, non avevo ancora capito che sì, lo spirito di Joe Yabuki risiede in Junk Dog, ma lui e il protagonista originario sono due persone completamente diverse l'una dall'altra, e questa serie doveva consacrare lo spirito di Joe, non sacrificarlo di nuovo. Ecco perché Joe non muore, non vuole morire, non deve morire, perché, molto semplicemente, Gearless Joe ha il compito di trasmettere alle future generazioni quello spirito.



E voi? Cosa ne pensate di Megalo Box? Vi è piaciuto, lo avete odiato? Ditemi come al solito la vostra qui sotto. Noi ci vediamo come al solito qui con il prossimo post, Popolo della Rete. Ciaociao.











lunedì 30 luglio 2018

RECENSIONE - DEVILMAN CRYBABY

Mi rendo conto di ritrovarmi fuori tempo massimo per parlare di una serie uscita ormai ad inizio anno, Popolo della Rete, tuttavia mi sono sentito in dovere, in onore ai cinquant'anni di carriera di uno dei più grandi maestri del Manga (nonché uno dei miei autori preferiti in assoluto), di lasciare quello che è un pensiero critico riguardo questo prodotto animato, questo Devilman Crybaby che fin dall'annuncio ha galvanizzato i fan di tutto il mondo.
Le premesse sono sempre quelle, le conoscete tutti, tuttavia più di quanto fatto in precedenza ci tengo a sottolineare come le parole qui sotto sono state frutto di una visione di molti elementi presenti nell'Anime, che però non verranno presi in considerazione nella loro totalità (è pur sempre un pensiero critico, e non un'analisi completa frame per frame), e che soprattutto, mi sembra ovvio, sono squisitamente personali (prima o poi affronterò il problema della morte della recensione, lo giuro).Ci tengo a dire che la recensione avrà al suo interno contenuti non adatti ai minori e ingenti quantità di Spoiler, siete stati avvertiti. Detto questo, possiamo iniziare. Buona lettura.


È cosa risaputa storicamente che i Manga prodotti da Go Nagai, nella maggior parte dei casi, erano per lo più soggetti da presentare alla Toei per la produzione di una o più serie animate incentrate su quei determinati personaggi: era stato così per Grendizer, Jeeg Robot e tante altre opere del maestro. Tuttavia, ci sono stati sparuti casi in cui il prodotto cartaceo acquisisse una personalità ben distinta e più corposa di contenuti, tanto da risultare indipendente e parallelo dal prodotto animato, ed è proprio il caso che interessa Devilman, che presenta una caratura ben differente dal personaggio super-eroistico e Americanizzato dell'Anime. Frutto della frustrazione dell'autore nei confronti dei suoi detrattori,  scandalizzati da quel La scuola senza pudore che aprì la liberalizzazione sessuale in terra Nipponica, Nagai recupera il concept di un suo precedente Shonen, Mao Dante, ampliandolo e contestualizzandolo in un Giappone fatto di perversioni, pregiudizio e xenofobia, mascherato però bellamente con orpelli e paesaggi da cartolina, senza dimenticare un contorno squisitamente Horror, con sbudellamenti, morte e violenze di ogni tipo. Una miscela esplosiva questa che porta ad un fragoroso successo, non solo di critica, ma anche di pubblico, conducendo il Manga nell'Olimpo della Letteratura Pop di tutto il mondo, ed emancipandolo completamente da quella versione animata così edulcorata e vivace.

Tuttavia una cosa che gli Studios negli anni hanno sempre mancato, portando al fallimento di alcuni progetti, è che non si è mai riusciti ad imprimere lo spirito del Devilman Manga in animazione: perfino la mai conclusa serie OAV, per quanto fedelissima all'opera cartacea (che da qui in poi chiamerò DMM) falliva nell'avere una sua personalità, per non parlare poi del discutibile Amon-The Apocalypse of Devilman, tanto bello graficamente quanto inutile, vuoto e pacchiano narrativamente. 
Amon-The Apocalypse of Devilam e Devilman OAV, due prodotti che sono
più delle mere aggiunte per i fan che opere fatte e finite apprezzabili da tutti

Come si pone allora, dopo queste premesse, l'Anime di Masaaki Yuasa (regista dietro a The Tatami Galaxy e Ping Pong -The Animation-) prodotto e distribuito da Netflix? Come una perfetta ed impeccabile Variazione sul Tema: è Devilman, anzi, è ESATTAMENTE Devilman, con tutti i concetti e momenti storici del Manga, in molti casi migliorati ed impreziositi durante la loro riproposizione. Ma è anche qualcosa di completamente nuovo, che differisce sotto molti aspetti (piccoli o grandi che siano, non fa importanza) da DMM, e lo emancipa da qualsiasi paragone e giudizio fine a sé stesso di Aficionados che si indignano sul fatto che Akira non sia orfano. Non è certo per queste amenità che Devilman viene amato ancora oggi. Questo perché Nagai con DMM aveva beccato non solo le tematiche, ma anche i tempi giusti (nell'Opera originale si percepisce perfettamente la paura ancora viva e palpabile di un Olocausto Nucleare attuato da Stati Uniti e URSS durante la Guerra Fredda), e Crybaby, proprio come allora, centra il bersaglio toccando quelli che sono i temi caldi del momento, e che alla fine non sono mai cambiati più di tanto negli anni: Conflitto, Xenofobia, Odio, Paura e Sesso. Tanto Sesso

L'ultima tematica presentata poc'anzi nell'anime di Yuasa viene esasperata e portata ad un eccesso che nemmeno Nagai aveva ritenuto immaginabile in DMM: in un'epoca come quella di Internet, dove la Pornografia è ormai alla portata di un click (portando conseguentemente ad una svilente inutilità del piacere, non più come esperienza sensoriale ma come sfogo fine a se stesso) e dove la perversione più deviata può trovare il proprio soddisfacimento tramite il Dark Web, il regista bombarda continuamente gli occhi dello spettatore di scene a sfondo sessuale, fino a sfociare poi in una Grottesca e deviata mutazione (Demoniaca in questo caso) di tali riferimenti. Perché per quanto possa essere distorto, manipolato, demonizzato e raccapricciante, il pensiero al sesso in quanto tale è presente in tutti noi, in quanto facente parte della sfera Animale della mente umana. E tutto questo sesso assume una dimensione ancora più disturbante grazie all'atmosfera acida dell'Anime, fatta di Neon e colorazioni psichedeliche e da quantitativi ingenti di droghe e allucinogeni.

Omosessualità, Prostituzione, Sadismo e Sesso orale vengono presentate
senza censure di sorta, e bombardate nelle menti degli spettatori con luci a Neon
ed LSD...

... Per essere successivamente distorte dall'avvento del Diabolico e Grottesco
affresco che Yuasa, come Nagai ai tempi, dipinge nel tentativo di descrivere
 il livello più basso dell'essere umano
E se la tematica cara all'autore originale assume questi connotati che ne ravvivano la fiamma, il resto non è certamente da meno: tutto in Crybaby concorre ad accrescere la disperazione e l'odio che Akira comincia a provare nei confronti prima dei Demoni, poi degli Uomini, e infine nei confronti di Satana stesso. Abbiamo finalmente modo di poter assaporare lo scontro tra il protagonista e Xenon, comandante delle forze Demoniache, che in questa nuova versione cova un sincero risentimento gerarchico nei confronti di Satana, e la battaglia finale assume delle connotazioni epiche che Nagai aveva volontariamente omesso, per lasciare invece spazio alla deflagrazione più totale. Ma questo come detto in precedenza è qualcosa che riguarda DMM, e Crybaby, per quanto consacri l'Opera originale, decide di intraprendere un percorso differente, fatto non di nuove tematiche (che ripetiamo sono le stesse del Manga), ma di nuovi contesti che per ovvie ragioni erano preclusi negli anni '70 (uno su tutti i Social Network, lama a doppio taglio di questo nuovo paradigma sociale in cui viviamo, capaci di convogliare enormi masse di odio e contemporaneamente di amore da ogni angolo del pianeta). 

Il contributo dato poi dal comparto Artistico lascia senza fiato: la produzione a cura di Science SARU è semplicemente perfetta. Ogni frame è un'opera d'arte che può essere tranquillamente estrapolato e affisso in cornice, (basti osservare le immagini presenti in questa recensione per capirlo) dove colori carichi e saturi delle scene "Demoniache" si alternano alla piattezza e alla monotonia della vita di tutti i giorni, in cui gli ambienti asettici di un nido familiare o i sobborghi di una periferia Tokyense fanno da scenario per i drammi di Akira, sovrastati da grattacieli immensi dai quali, in solitarietà ascetica, Ryo tende i fili delle sue macchinazioni. L'uso di questa dicotomia tanto netta avvicina l'Opera ad atmosfere Burtoniane (con le dovute differenze, in quanto Burton descrive nei suoi film il mondo Creepy come positivo, imprevedibile e colorato, mentre quello umano come monotono, impolverato e negativo) e Refniane, con il paragone quasi obbligatorio  con il debilitante The Neon Demon. Il tutto accompagnato da musiche Techno martellanti e penetranti assolutamente fantastiche (il remix di Devilman no Uta sopra a tutto e tutti, ovviamente).



Ma oltre tutto questo c'è qualcosa, raccontato molto sottovoce e quasi impercepibilmente, che aleggia in questo Anime, qualcosa di completamente nuovo e presente nel titolo stesso di questa nuova visione dell'Uomo Diavolo: il bambino che piange. L'inadeguatezza di un essere portato in una società che non gli appartiene e che, per quanto possa sforzarsi, non sarà mai sua. Un bambino che soffre in quanto incapace di amare, lui che, portatore della luce e prediletto da Dio, ha mosso guerra nei confronti del suo stesso padre. Un bambino isolato da tutto e da tutti, e incapace di trovare qualcuno che senta il suo pianto e li porga la mano. Fino a quando non giunge qualcuno, puro di cuore, che lo sente, lo percepisce, prova empatia e piange a sua stessa volta, perché non può farne a meno, perché è la sua natura. Il bambino allora smette di straziarsi, e nella sua concezione completamente deviata, decide di amare l'unico essere che abbia percepito la sua disperazione. Senza però capire che sarà lui stesso a portare alla morte quel ragazzo che tanto ha amato, per poi ricominciare il pianto, un'ultima volta, prima della fine. Semplicemente, un capolavoro.


Bene Popolo della Rete, la recensione finisce qui, spero che il mio pensiero sia arrivato a tutti voi, in quanto tenevo particolarmente a questa disanima su questa serie animata. Ci sarebbe tanto, tanto altro da dire riguardo Crybaby, ma verrebbe un post lunghissimo che non mi sento di affrontare. Io vi ringrazio ancora per avermi seguito in questo ex-cursus, vi invito a lasciare qui sotto il vostro pensiero riguardo questo capolavoro, e ne approfitto per ringraziare il sempre-verde Cavernadiplatone, Sommobuta e tutti coloro che ispirano da sempre questo mio percorso critico all'interno della cultura Pop che tanto amiamo. Ci rivediamo ad un prossimo post, CIAOCIAO, e ricordatevi che quando il Diavolo vi accarezza vuole la vostra anima.